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martedì 25 ottobre 2016

Oggi un soffio di vento.

Giornata difficile, molto difficile. Una di quelle che era da tanto tempo che non mi capitava. Una di quelle giornata dove ogni cosa gira storta, dove le sfide tornano a essere problemi. Dove mi sento solo, molto solo, troppo solo. Dove vorrei degli occhi ad ascoltarmi, ma non ci sono. Dove avrei bisogno di quelle parole, per ridarmi la giusta prospettiva, ma non ci sono.

Il mondo dei feliciani mi sembra lontano anni luce, ma era il mio mondo. Li stavo bene, li ero felice, li eravamo in tanti anche se i letti erano solo due.

Tutto questo NON ha senso, i problemi di oggi sono solo un soffio di vento, nel mondo dei feliciani era la tempesta della mia salute a riempire le giornate. Non c'è più il bastone di Mose, non c'è più il liquido arancione e la morfina, ma tutto mi sembra più difficile, mi sembra impossibile da affrontare.

Ho paura, ma non capisco di cosa. E' una sensazione che conosco, una sensazione profonda dentro di me. Se chiudo gli occhi, la ritrovo in tutta la mia vita. E' una sensazione dell'infanzia che non mi ha mai lasciato, è sempre li, nel mio profondo, e ogni tanto riaffiora e mi sconvolge.

Ma forse il mondo dei feliciani non è poi così lontano, forse, anzi, il mondo dei feliciani è qui più che mai. Questo è proprio uno di quei momenti in cui l'arma più forte è il sorriso, quel sorriso che devo indossare, che mi è difficile indossare, che quasi mi fa male. Quel sorriso che sto indossando, che mi crea vertigini, troppo è il conflitto con la paura. Devo continuare a sorride. È un gesto fisico, come alzare un braccio, lo posso, lo devo fare.

Sto sorridendo e il soffio di vento è tornato a esser solo un soffio di vento...

giovedì 13 ottobre 2016

Cosa voterei se avessi in mano adesso la matita indelebile.

Per definizione, in un mondo imperfetto, non ci sono voti perfetti. C'è chi dice che ci sono voti meno sbagliati e chi invece dice che ci sono voti più giusti. Sapete del mio ottimismo, e quindi scelgo la seconda opzione.

Cercherò di votare al referendum il "più giusto" possibile. Ovviamente secondo la mia consapevolezza e la mia conoscenza dei fatti che avrò al momento in cui terrò in mano la matita indelebile. Sicuramente lo farò con le migliori intenzioni, quindi un voto imperfetto per dato di fatto.

Qualche giorno fa, ho iniziato ad approfondire la questione, ho cercato di capire meglio il merito del referendum. Ero convinto di voler, dover votare per il merito del referendum. Credevo che la questione fosse di dover decidere se fosse meglio l'attuale articolo della costituzione o quello proposto, cioè capire se il nuovo articolo rende migliore il nostro sistema di gestione e governo della Nazione e di conseguenza votare SI o NO.

Ho letto qualche articolo e post, ho sentito dibattiti alla radio, il risultato è stato solo più confusione.
L'argomento è talmente complesso che è facilissimo dare una lettura positiva o negativa allo stesso merito, in entrambe i casi con ottime argomentazioni. Una delle argomentazioni più diffuse è che l'attuale articolo della costituzione ha poche parole, invece quello nuovo ne ha molte di più. In questo caso, varrebbe la pena di riformulare tutta la costituzione, sintetizzandola in "Usate il buon senso e fate i bravi".

Non sono comunque riuscito a trovare niente di obiettivo e non inficiato dall'opinione politica di chi esprimeva il parere. Anche i più neutrali, alla fine esprimevano una scelta di opinione e mai di merito. Credo perché troppo difficile, forse impossibile, trovare un'oggettività sul merito.
La cosa più obiettiva possibile, è leggere i testi dell'attuale costituzione e di quella proposta, ma ovviamente è impossibile comprenderne tutte le sfumature e implicazioni, per un profano come me e per il 99,99% degli Italiani, con la maiuscola per rispetto.

Sfortunatamente non sono politicamente schierato, questo vuol dire che non posso fare mio nessuno slogan di qualche leader politico e ripeterlo a me e agli altri, fino alla matita indelebile. Poi, tanto, chi se lo ricorderà più. (NdA, qualche hanno fa abbiamo fatto un referendum per abolire le preferenze, oggi il movimento politico, innovatore e di maggior successo, vuole una legge elettorale basata sulle preferenza).

Allora ho fatto un passo indietro e ho cercato di capire se oltre alla questione di merito, su cui credo impossibile per me scegliere con obiettività la migliore soluzione, ci fosse qualcos'altro su cui poter decidere. Sarà, ma a questo referendum, voglio proprio votare.

Sono emerse subito due questioni legate al voto del referendum. Renzi Si, Renzi No, potere politico, e Cambiamento Si, Cambiamento No, potere del controllo consolidato.
Per la questione di Renzi Si o No, faccio appello alla saggezza e lungimiranza di Eleonor Roosevelt che ha detto: "Grandi menti parlano di idee, menti mediocri parlano di fatti e piccole menti parla di persone". Non voglio considerarmi una piccola mente, quindi non parlerò di persone e questo non perché non mi piace Renzi, ma perché preferisco parlare di idee ;O). Poi il potere politico non mi interessa perché, con questo sistema, è un gioco fra di loro, dove io sono comunque escluso, chiunque governi.

Cambiamento Si o No? Qui mi è facile scegliere, io sono per il cambiamento. Ci sono due evidenze che mi spingono a questa scelta: la prima è che in un mondo imperfetto tutto è perfettibile, e quindi cambiando si può migliorare, la seconda è che il sistema attuale NON FUNZIONA.
Cambiare, sì, implica la possibilità di sbagliare ma da soprattutto la possibilità di migliorare ed evolversi. Se si sbaglia si imparare comunque cosa non si deve fare, in modo che si possa provare un'altra via di miglioramento.

Credo anche che chi dice che cambiare è sbagliato, con le due evidenze scritte sopra, è solo perché vede nel cambiamento la possibilità di perdere il controllo e quindi il potere che ha acquisito nella situazione statica attuale.

Se avessi in mano adesso la matita indelebile, voterei SI. Un SI per il cambiamento, ma fino al 4 dicembre ho ancora tempo per cambiare idea, ovviamente cercando di migliorarla...

Concluso con...

E se la questione fosse che le persone di buon senso, proprio perché di buon senso non si metterebbero mai in politica? Allora ci vogliono persone di buon senso con forte senso civico, disposte a impegnarsi, consapevoli di tutto quello a cui andranno incontro, ma disposte a farlo per il bene comune e soprattutto delle future generazioni.

lunedì 1 agosto 2016

Non esiste giusto o sbagliato, esiste vivo o morto. Tu sei vivo e questo ti deve bastare per essere felice.

Possibile che sia cambiato così tanto?

Chi?

Io. Era vero, era il cortisone a fare la differenza.

No, sei tu. Giusto un anno fa, dicevi che il Luglio 2015 è stato uno dei mesi più belli della tua vita, e non prendevi il cortisone. E' che ora sei stanco. Hai fatto due cicli di terapia in un mese, sarà pure "dei vecchietti" ma è sempre chemio.

Non è una bella consolazione, visto che andrò avanti così per un bel po' di tempo.

Ritrova il feliciano che c'è in te. Inizia dal fatto che sei vivo e poi ritrova le giuste priorità. Ti sei semplicemente perso, sei uscito dal tuo centro. Stai dando troppo peso a cose poco importanti. E' già difficile per una persona normale affrontare ogni giorno, rimanendo fedele ai propri valori senza perdersi. Tu hai anche gli occhi, i polmoni, il cuore, la gvhd e tutta la chimica da gestire, ringrazia se non sei ancora andato fuori di testa.

Sei sicuro che non sia ancora andato fuori di testa? Mi è sempre più difficile riconoscermi. Alla mattina non riesco a uscire dal letto, non trovo le motivazioni.

Ti ricordi in ospedale? Quanto ti mancavano i bambini, quanto ti mancava l'aria fresca. Eri richiuso in una camera e non potevi uscire. Ti ricordi quanto stavi male, da non poter mangiare e alzarti dal letto? Ripensa a quei momenti e non dare per scontato tutto quello che hai adesso. Anzi, lo sai bene quanto vale tutto quello che hai. Accetta i tuoi limiti, accetta che non puoi sempre andare al massimo. Dai valore al presente, smettila di giudicarti, sii più clemente con te stesso. Non esiste giusto o sbagliato, esiste vivo o morto. Tu sei vivo e questo ti deve bastare per essere felice.

domenica 26 giugno 2016

Felice, insoddisfatto o solo stanco? Comunque, qualche cosa ho imparato.

Domenica mattina, fa caldissimo ma la brezza che entra dalla finestra aperta è un bel sollievo. Di fondo il silenzio, interrotto solo dai rumori del bosco e dal foglio appeso alla parete che sventola. Qualche uccellino mi da il segno di non essere l’unico essere vivente nel mio qui e ora. C’è anche una mosca che mi ronza intorno, segno dell’evidenza che il mondo non è perfetto.

Vorrei raccontare la mia esperienza di ieri, per tutti ma soprattutto per Xander e Kiki ma oggi non so da dove iniziare. Non so dove cercare, se cercare nel cuore, nella testa o nell’anima. Del resto l’esperienza è un momento di vita, elaborato dalla testa, valorizzato dal cuore e assorbito dall’anima. Senza i tre elementi non è vita. Dimenticavo, c’è anche il corpo, strumento necessario e di grande valore, e nella mia esperienza di ieri di grande impatto.

Sono le 20 di venerdì sera, sono in giro per Cuneo e fa caldo, e per me il caldo è energia del fare. La stessa fisica quantistica dice che il calore è l’evidenza del movimento e quindi della vita e del passare del tempo. Vi consiglio di leggere “Sette brevi lezioni di fisica” di Carlo Rovelli per approfondire l’argomento.
E’ stata una giornata particolare. Un viaggio di 500km in mattinata, spero per un accordo di grande valore, e poi le ultime ore del pomeriggio in un’atmosfera strana, quella dell’intensità che da senso al tempo.
I bambini e Yara sono al mare, so che sono in vacanza e in un posto che a loro piace tantissimo. Non ho rimorsi di non essere con loro, siamo stati insieme ieri, e quindi mi sento libero. Mi sento di avere la vita nelle mie mani. Casualmente ho in macchina lo zaino con il cambio per 1 giorno, che allarga i miei orizzonti di 24 ore. Ho anche le medicine, il mio coltellino svizzero e il pieno nella macchina. E’ molto più forte la voglia di fare qualche cosa che quella di tornare nell’appartamento delle terme, da solo.

Decido, prendo l’autostrada e parto all’avventura. Ho la certezza di voler fare qualche cosa da ricordare, ho qualche idea sulla meta ma nessun programma. Sono libero.

Si parte all'avventura.

Con Paolo, avevamo organizzato di andare a vedere la passerella ideata e realizzata dall’artista Christo sul lago di Iseo, proprio per l’alba di venerdì mattina, sia per lo spettacolo sia per evitare il caldo e la grande folla. Era tutto organizzato ma all’ultimo momento l’hanno chiusa per manutenzioni straordinarie, facendo saltare i nostri piani. Andarci da solo mi dispiace, è tradire l’accordo con Paolo. So però che non avrò altre occasioni, settimana prossima avrò tutte le mattine impegnate dal ciclo di terapia in ospedale e la passerella chiude definitivamente domenica prossima.

Deciso, vado a Sulzano a vedere la passerella di Christo.
Sono giorni che scrivono sui giornali di tutti i disagi legati al grande afflusso, parlano di code, blocchi e tempi lunghissimi. Io non voglio fare code, soprattutto al sole, non posso prenderlo a causa della GVH, conseguenza del trapianto di midollo. Non ho vogli e fisico. L’alba non potrò vederla, perché riaprirà solo alle 6 dopo la manutenzione nella notte, ma voglio essere tra i primi a salirci per godermi la passeggiata al fresco e senza folla.
Non ho idea di come è organizzata la cosa, so solo che non ci si può avvicinare in macchina, in moto e nemmeno in bicicletta. Si può arrivare a Sulzano solo coi mezzi pubblici, le navette che partono dai vari parcheggi o a piedi. Mio obiettivo è fare la passerella, il prima possibile per evitare il sole e la calca. Al come ci penserò durante il viaggio, ho 330 km per pensarci.

E poi cosa faccio? Ho un giorno d’avventura tutto mio e devo riempirlo.
Scorro mentalmente la mia lista dei desideri e subito trovo il volo d’angelo. L’attraversata di una valle appesi a un cavo con una carrucola. Mi ero già informato e lo fanno vicino a Sondrio. Cuneo è lontano da Sondrio, il lago di Iseo è lontano da Cuneo, quindi Sondrio e il lago di Iseo sono vicino. Deduzione non proprio corretta ma decido che alla prima sosta in Autogrill cercherò su internet. Ho voglia di fare, ho voglia di fare per poi poter anche raccontare.

Riflessione: È giusto voler fare per poi poter anche raccontare? Non si dovrebbe vivere per noi e basta?
So e ho scritto e detto tantissime volte che la vita è la nostra e non ci devono guidare i giudizi degli altri. Il nostro corpo, il nostro cuore, la nostra testa e la nostra anima sono i giudici più importanti della nostra vita. Allora perché io voglio fare anche per poter raccontare, e in qualche modo avere un giudizio anche degli altri?
Dobbiamo essere noi al centro della nostra vita, il nostro giudizio su noi stessi è più importante di quello degli altri ma questo non vuol dire isolarsi, siamo comunque animali sociali, animali che vivono in branco, in comunità, e quindi è anche nostra necessità e valore vivere questa comunità, raccontandoci. Essere parte di una comunità è un valore importantissimo, ci ha permesso di sopravvivere per milioni di anni alle ostilità del mondo, e oggi ci permette di condividere le esperienze nostre e degli altri, rendendo più ricca la comunità e noi stessi.

Mi fermo a mangiare, telefonino alla mano vedo che posso prenotare il volo per domani. Nel mio totale ottimismo prenoto per le 11, non sapendo assolutamente quanto tempo ci vuole ad andare a Sondrio da Iseo. Fortunatamente la prenotazione non va a buon fine, rifletto e vado a vedere su google map quanto sono distanti Sondrio e Iseo. Non sono vicine quanto pensassi ma a occhi, neanche così lontane. Rifaccio la prenotazione per le 13, che costa anche meno.

Arrivo a Iseo, il mio passato da esploratore dell’8° Reggimento di cavalleria “Lanceri di Montebello” mi aiuta a capire qual è il parcheggio più vicino per poi poter andare a Sulzano a piedi, fortunatamente per la mia tranquillità, è anche quello che si trova fra la stazione dei carabinieri e quella della polizia. Le navette inizieranno a circolare solo alle 6, quando aprirà anche la passerella, ma io voglio arrivare prima e non c’è altra alternativa che andarci a piedi. Sono circa 5 km. Non ci penso più di tanto e decido di dormire in macchina, aumentando ancora di più l’effetto avventura.
Nonostante la passerella avesse chiuso alle 22, c’è ancora gente che sta arrivando a piedi da Sulzano. Questo mi crea qualche dubbio sul fatto che non sia così vicino come penso.
Sono le 00.15 e ipotizzando un’ora a piedi per arrivare alla passerella, metto la sveglia alle 4.15. Sono un può stressato dai tempi, la paura è di infilarmi nel casino della calca facendo saltare il mio piano di andare a Sondrio.
Tutte le macchine parcheggiate vicino a me, hanno dentro persone che dormono o si stanno preparando per dormire. Stendo il sedile del passeggero, mi tolgo le scarpe e mi addormento.

La mia camera da letto per questa notte.

Alle 4 mi sveglio, mi scappa la pipi. Situazione non prevista. Nel totale rincoglionimento ipotizzo le varie soluzioni. Farla vicino alla macchina no, tutta la zona del parcheggio è illuminata dai lampioni della strada e vedo che ci sono già delle persone che stanno iniziando ad andare a piedi a Sulzano. Ho alcune bottiglie vuote in macchina, provo alcune posizioni ma c’è solo il rischio di fare un gran casino. Anche se era una buona soluzione, riempivo la bottiglia e poi uscivo e la svuotavo vicino a un albero. Rimane la soluzione di allontanarmi in cerca di un posto non illuminato. Scendo, fa caldo. C’è una leggera brezza ma fa caldo. 20 metri e supero l’imprevisto. Sono le 4.15, sono sveglio e c’è già diversa gente in movimento. Rinuncio a cercare di rimettermi a dormire ma soprattutto inizia lo spirito di competizione per arrivare fra i primi. Preparo lo zaino il più leggero possibile, pendo la medicina per la tiroide, cambio le scarpe e chiudo la macchina. Si parte. E’ ancora buio.
E’ più lungo di quanto pensassi, arrivo verso le 5.15 e ci sono già 300 persone in coda. La camminata è stata bella, fatta con un paso deciso per cercare di superare quelli davanti e per non farsi superare da quelli dietro. Pochissimo spirito di gruppo, tantissimo spirito di competizione.
Vedendo i bivacchi, capisco che molti hanno passato lì la notte. Sono quasi tutti ragazzi del posto, l’accento è abbastanza caratteristico, molti con un buon tasso di alcol in corpo che si capisce sia da come sbiascicano le parole sia e soprattutto dalle lattine di birra vuote.
Sono stanco, fisicamente sento le poche ore di sonno ma soprattutto i 5 km a piedi a buon passo, e non sono di buon umore. Non ho ancora fatto colazione. Pessime premesse per affrontare la massa calcante di persone in coda. Accetto che il mondo è imperfetto e che nonostante i mille cartelli di divieto, ci sono persone che fumano, alcune addirittura scavalcano le transenne per saltare un po’ di coda.
Alle 5.45 inizia a muoversi la coda, avanziamo a tratti e alle 6.15 sono finalmente sulla passerella.

I 300 che mi aspettavano









Lo spettacolo e le sensazioni sono bellissime. Rimane comunque un velo di stress per la stanchezza, la paura di raffreddarmi, sono sudato e tira vento, e per voler arrivare a Sondrio in tempo. Non sono molto lucido, sono focalizzato nel fare i circa 10km fra andata e ritorno il più veloce possibile. L’obietto è il fare più che il godere.

Riflessione: L’obiettivo è il fare più che il godere. Qui ho sicuramente sbagliato, mi sono lasciato prendere dallo stress di non riuscire a fare quello che mi ero programmato, di non riuscire ad andare a Sondrio per il volo d’angelo. Non era concentrato su quello che stavo vivendo ma sui vari scenari futuri. Non stavo sicuramente vivendo. I miei sensi erano settati sull’allerta, continuavo a mettermi e togliermi la felpa per paura di sudare troppo ma anche di non prendere troppo vento. Le sensazioni analizzate non erano quelle del bello ma quelle del pericolo. Ero sicuramente più concentrato nel raggiungere la meta che nel godere del viaggio.


7.25, fra i primi finisco il giro. All’ingresso c’è la calca che temevo, fortunatamente non è la mia calca. Mangio una brioche, prendo una bottiglia d’acqua e finisco la colazione prendendo le mie pastiglie. Parte della mia stanchezza e la poca lucidità sono causate dalla disidratazione, non bevo da ieri sera e ho camminato per 14 km. 

Quelli che stavano iniziando quando ho finito io e il temporale sullo sfondo.

Le mie pillole del mattino.

Non voglio ma soprattutto non ce la faccio a tornare alla macchina a piedi. Fortunatamente tutto è tornato operativo, aspetto qualche minuto e arriva l’autobus di linea. Alle 8 salgo in macchina, sono soddisfatto e felice. All’orizzonte un temporale (che qualche ora dopo costringerà il prefetto di Brescia a sgombrare e chiudere la passerella). Metto sul navigatore Fly Emotion, 144 km e 2 ore e 19 minuti.

Parto. Qualche difficoltà per uscire da Iseo per le tante macchine che stanno arrivando e cercando parcheggio. Il viaggio mi sembra lunghissimo, gli ultimi chilometri fuori dall’autostrada, infiniti. Sono evidentemente stanco ma mi congratulo con me, mi dico che le motivazioni sono più forti del fisico e permettono di superare la stanchezza. Sono felice.

Faccio gli ultimi 10km di tornanti. Nella valle il sole ma sulle vette nuvole. Così anch’io, nel cuore l’energia del fare ma la mente è offuscata e il corpo stanco.
Alla mia sinistra la valle e alla mia destra la montagna, realizzo che dovrò lanciarmi nel vuoto da quella cima per attraversare quella valle. Panico, ho paura, cerco di controllarmi. Cerco di aggrapparmi al fatto che mi sono già lanciato, anche da più in alto, e senza un cavo attaccato alla schiena. Mi dico che quando sarà il momento, sarò più forte della mia paura e mi lancerò. Solo una settimana fa, ho superato la paura di camminare sui carboni ardenti. C’era la paura ma da lei ho tratto l’energia per il coraggio di fare il primo passo. Distolgo il pensiero, ma ogni volta che il mio sguardo trova il vuoto al di là del guardrail, un pugno nello stomaco.

Arrivo a destinazione, passo vicino al trampolino di lancio. Panico. Nella mia testa inizia ad affiorare tutta una serie di considerazioni/giustificazioni per non farlo. “Sono troppo stanco”, “sta arrivando il temporale”, “ma chi me lo fa fare?” e “se poi va male?”. Scuse per non farlo che conosco bene, sono le stesse di quando sono arrivato a Veglio Mosso per fare bungee jumping. Alla fine ce l’ho fatta e ho saltato dal ponte, ed è questo che mi convince a non andare via.

Sono le 10.30 e io ho prenotato per le 13. Parcheggio e decido di trovare un bar per un caffè, di avvisare che ci sono e poi di tornare in macchina per dormire un po’.

Arrivo all’accoglienza del Fly Emotion. Mi registro e sto per tornare in macchina, la mia speranza è di recuperare forze ma soprattutto motivazione con un po’ di riposo, quando la ragazza mi avvisa che mi ha anticipato il lancio, si è liberato un posto e in 10/15 minuti mi avrebbero chiamato. Gestisco il panico e faccio finto di niente, addirittura la ringrazio.
Una voce dice “Guarda, sta iniziando a piovere” e la ragazza risponde “non preoccuparti, sono temporali, durano 10 minuti”. Ok, adesso è veramente panico. Il mio cervello inizia a catalogare e a elencare uno per volta tutti i possibili scenari più catastrofici: quello base, “si rompe la fune e mi schianto”, poi “un fulmine colpisce la fune e arrostisco”, “al lancio l’adrenalina è talmente tanta che mi viene un infarto”, e qui prendo anche coscienza che il mio cuore non è più in forma come al lancio dal ponte, e così via fino al “il volo va bene ma mi bagno e poi mi viene una polmonite”. Fortunatamente non ho neanche il coraggio di scappare.

Da “sta iniziando a piovere”, in pochi minuti si passa a “c’è una tempesta”. Sono a pezzi, ho bisogno di sedermi, trovo un divano. Inizia il conflitto interiore: mollare o resistere. Il divano peggiora la situazione perché inizia anche la lotta per non addormentarmi. Doveva essere una cosa bellissima e si è trasformata in un incubo.





Passano i minuti e fuori il tempo non migliora, inizio a darmi delle scadenze. Se non smette fra 10 minuti rinuncio. Passano i 10 minuti, ancora diluvio ma non voglio ammettere la sconfitta e altra scadenza e così fino alle 12.30. Fuori ancora diluvio. Deciso, mi alzo, vado dalla ragazza e dico che rinuncio. Vuole convincermi ad aspettare ancora, resisto e mi rimborsa i soldi per la telecamera e mi dice che mi arriverà un’email con le istruzioni per cambiare la data del volo.

Salgo in macchina, sono deluso. Arrivo in valle e c’è il sole, questo aumenta il mio senso di sconfitta, se avessi aspettato, magari sarebbe uscito veramente il sole. Adesso mi sento di essere anche un codardo che oltre ad aver rinunciato è anche scappato.

Il rientro è lunghissimo, mi fermo anche a dormire un paio d’ore all’autogrill di Novara, ma questo non fa altro che peggiorare il senso di confusione. Arrivo a Lurisia verso le 18 e agisco per automatismi, ho veramente perso il controllo del mio fare. 

La fine dell'avventura.

Salgo in casa, mi faccio una doccia e mangio una mela. Mi metto a letto con l’intenzione di guardare un film.
Mi arriva un messaggio, apro gli occhi, sono le 9 di domenica mattina.

Conclusione: Ho commesso un errore, per la mia voglia di vivere, di fare, ho dato troppo peso alla mente e al suo obiettivo, perdendo il cuore e l’anima. Ho commesso anche l’errore di non essere umile con me stesso, ho chiesto al mio corpo quello che non poteva darmi.
Noi siamo un equilibrio di cuore, mente, anima e corpo. Tutti e quattro questi elementi sono importantissimi per vivere e godere della vita, per dare valore alla vita e al qui e ora, il tempo della nostra vita.
L’insegnamento è semplice, non conta la quantità di cose che si fanno, conta la qualità delle cose che si fanno nella vita. Per voler far troppo si rischio di perdere il senso e il valore di quello che si fa. La prossima volta darò ascolto a tutti e quattro gli elementi del mio essere.

giovedì 19 maggio 2016

Organizzarmi e usare l'agenda...

Ci sono. Non sono partito per nessun viaggio, mi devo solo organizzare meglio e tornerò a scrivere di più, ne ho bisogno. La mia voglia di fare, abbinata alla scarsa energia rende tutto leggermente complicato. Non c'è giorno che non aggiunga qualche nuovo progetto, attività, nella mia lista dei To Do, senza ovviamente togliere niente.

Il nostro cervello non ha il senso del tempo e ci permette di aggiungere cose da fare all'infinito. Mi capita spesso di svegliarmi la domenica mattina, dicendomi: "oggi voglio fare, questo, questo e quest'altro", poi arrivo alla sera avendo fatto un decimo delle cose che volevo fare alla mattina. Per questo è fondamentale organizzarsi definendo le priorità e le urgenze delle cose e poi mettere tutto nell'agenda.

In questi giorni, sto cercando di organizzare le idee, i progetti e le priorità per poi partire. Fondamentale è anche programmare il riposo, la stanchezza rende tutti gli sforzi di una buona organizzazione vani. Devo smettere di fare il supereroe, come in questi giorni. Faccio delle Dance Time senza energie che hanno come unico risultato il farmi demoralizzare.

sabato 23 aprile 2016

Giornata 1/2 pastiglia

Ieri c’è stata l’evidenza di quello che penso da giorni, da settimane. La gran parte delle mie energie arriva dal cortisone. Non è un problema, è solo una conferma. La dimostrazione è che da martedì il dosaggio è a giorni alterni, 1 pastiglia un giorno e ½ pastiglia quello seguente. Oggi è stato il giorno della 1/2 pastiglia e alle 19, dopo la Dance Time, molto confusa e affaticante per troppi “guastatori”, sono crollato. Non riuscivo più a tenere gli occhi aperti dal bruciore. 
Per me la vista è il senso dominante, non riuscire a vederci, non dico bene, dico proprio non riuscire a tenere gli occhi aperti, mi ha totalmente mandato in palla. E’ diventato tutto molto difficile. Dopo la Dance Time, siamo usciti a cena per festeggiare il compleanno di mia mamma. Ho passato l’inizio della cena a occhi chiusi. Ho provato con litri del mio solito collirio, ho portato anche il siero collirio ma niente, la situazione non è migliorata, anzi tutti i fattori sono peggiorati. Più bruciore agli occhi, più stanchezza, più stress. Sono sicuramente stato un pessimo papà e un pessimo interlocutore per gli adulti. 

Ieri è stata una giornata strana, una giornata piena di soddisfazioni e di conferme per il mio lavoro e per la mia vita ma è anche stata caratterizzata dai primi, veri e importanti conflitti fra il mio modo di vedere le cose adesso e quello degli altri. Forse, è su questi conflitti che ho speso tutte le energie della ½ pastiglia di cortisone. 

Fra le tante cose di ieri, parlando con una mia collaboratrice delle Terme delle attività di intrattenimento per i bambini, che quest’anno saranno ancora di più accentrate sull’esperienza diretta di vivere la natura, ho realizzato una cosa. Io, e la fisica quantistica, siamo sicuri che il Tutto è fatto dalla stessa energia, che poi aggregandosi e vibrando in modo diverso, diventata tutto quello che noi percepiamo come realtà e non. Anche i pensieri e i sogni, sono forma di questa energia. La differenza è la frequenza dell’energia delle cose.
Sono arrivato a questa conclusione, parlando del progetto dei bambini, perché parlavamo della differenza che c’è fra abbracciare un’altra persona e abbracciare un albero. Due esperienze diversissime. Abbracciando un albero, entriamo in connessione con un’energia con una frequenza molto diversa dalla nostra ed è quello il bello. Normalmente l’effetto e quello di calmaci, presupposto è credere in quello che si sta facendo, connettendosi all’energia dell’albero. Altrimenti il risultato sono solo sensazioni corporee: duro, ruvido, umido e freddo. Parliamo di un’altra cosa.
Abbracciando una persona, la sensazione è completamente diversa, la frequenza è simile alla nostra, e la percepiamo molto di più. Più l’abbraccio è lungo e a cuore aperto più le frequenze tenderanno ad allinearsi. 

Interagire con il mondo è una questione di connessione e interazione di energie, le relazioni più intense sono quelle con le cose che hanno le energie più simili alle nostre. Persone e animali. 

Ieri le energie che ho assorbito dalle tante cose belle, non hanno compensato quello consumate nei conflitti di relazioni con le persone. 

Chiudo con la presa di coscienza che la parola dominante del post è “ieri”. 
Io vivo nel qui e ora, per il “ieri” ho due scelte, rimanere concentrato su quello che non è andato bene, i conflitti con le persone, e caricarmi di stress e negatività su quelle persone, cosa facile, oppure accettarlo e trasformandolo in esperienza e insegnamento, più difficile. 

Lavoro sulla seconda scelta… 

PP
Ho appena realizzato un'altra evidenza... questa notte a cortisone esaurito ho dormito!!!!

martedì 19 aprile 2016

Oggi non è vita è spettacolo... ma sono scattati gli allarmi!!!!

Oggi, giorno di analisi e di visita.
Cosa vuol dire? Uno, che non posso fare colazione fino alle 9, e con la fame chimica del cortisone, è il vero problema di inizio giornata. Due, la cosa bella, è che vedo Dule, con cui faccio colazione. E' stato così oggi, lo sarà ancora venerdì ma da martedì prossimo rientrà in ospedale per il secondo giro. Quindi la colazione la farò in camera da lui.
Tre, ho qualche notizia su come stanno andando le cose e quali sono i prossimi passi. Obiettivo del tre, è solo sapere di quanto allungare l'orizzonte della mia agenda. Nessuna bramosia di dare risposte a domande che neanche ho.

Il Tre, dice che è confermato il percorso abbozzato settimana scorsa. Rimandare il più possibile il trapianto, anzi cercare di non farlo. Due motivi, il primo, e più importante, è che la terapia è andata bene e la situazione è sotto controllo, possiamo quindi ragionare con calma e vedere come si evolvono le cose. La seconda è che questi 6 anni di chimica intensa, 5 cicli di chemio, di quella bella tosta, e una TBI, hanno affaticato molto il mio corpo, soprattutto cuore e reni, e in questo momento il trapianto e tutto quello che ne consegue, peggiorerebbe la situazione mettendo a rischio tutto il resto.
Si è quindi deciso di iniziare un percorso che prevede un ciclo di terapia di 5 giorni, da fare in Day Hospital, ogni mese e mezzo. E' una terapia leggera, che non peggiorerà la situazione della chimica ma terrà sotto controllo tutto il resto.

Ma la somma di tutti questi numeri, che risultato da? Da la risposta alla mia domanda di questa mattina.
Mentre andavo verso l'ospedale per fare le analisi, mi sono chiesto per quanto tempo sarei riuscito a stare sul qui e ora, senza lasciarmi prendere dalla "solita" vita. O meglio, mi stavo chiedendo quanto sarebbe stato difficile e duro, riuscire a rimanere nel qui e ora, in un mondo che invece vive nelle nostalgie del passato e nelle aspettative del futuro.
Sono arrivato a queste domande, perché a un certo punto, mentre stavo godendo della bellissima giornata, oggi non è vita è spettacolo, mi sono detto "sarebbe un momento perfetto se...". Partiti tutti i sistemi di allarme e mi sono fermato nel pensiero. Stavo scivolando nel cercare quello che non c'era e non nel concentrarmi in tutto quello di bello che c'era, ed era veramente tanto, da perdersi.

Il risultato della somma, mi impone di continuare a vivere nel qui e ora. Non ha senso pensare alle incertezze del futuro, ha però senso dare valore al mio vivere nel qui e ora per costruire un futuro migliore per me e per i mie figli!

e adesso un po' di condivisione del mio spettacolo di oggi!

Vista su Cuneo, scendendo da Spinetta. Sullo sfondo il Re Monviso.

La piana del passo del Mortè, fra Lurisia e Chiusa di Pesio.

La Bisalta, la vera montagna dei Cuneesi.

Sempre la Bisalta.

e non poteva mancare il Monte Pigna!

sabato 16 aprile 2016

Per oggi, la forza è tornata e più di prima...

Stesso corpo, stessa camera, stessa ora, stesso tutto. Tutta un'altra vita, tutto un altro io. Il post di ieri finiva con “Non ho la forza di tornare…”, durante la notte, la forza è tornata e più di prima.

Nel libro che sto leggendo, “Cadere sette volte… rialzarsi otto”, Luigi Zoia, scrive che quando ci si taglia, la cicatrice che si forma è più spessa della pelle prima che si tagliasse, quindi quando arriviamo a finire tutte le nostre energie e crolliamo, il corso si rigenera e aggiunge un po’ più di energie di prima. Inizialmente questa era la filosofia che Zoia adoperava nel Karate, ma poi è diventato una delle sue regole di vita. Spingersi fino al di là del limite delle proprie energie, del proprio fisico, della propria mente fino al collasso, per poi lasciarsi rigenerare a un livello superiore dei propri precedenti limiti.

Oggi mi sento sicuramente molto meglio di ieri. Quindi a oggi, devo dire che Zoia ha ragione. Non ho tolto il piede dall’acceleratore del fare. Sveglia presto, subito Dance Time, bambini in piscina, fatte le sintesi dei video dei recenti Dance Time e pubblicate. Portati i bambini a fare merenda a Cuneo e poi al parco giochi davanti a scuola. Tornati a casa, ho insegnato ai bambini a usare le penne 3D, dopo pochi minuti erano più bravi di me. Usciti a cena e chiusa la giornata con la favola della vecchietta delle tristezza che si trasforma nella regina della felicità. Favola feliciana che se riesco la prossima volta registro e trascrivo. A un certo punto Helena mi ha detto di calmarmi, perché mentre i bambini finivano i loro lavoretti fatti con la penna 3D, mancavano pochi minuti a dover uscire per andare al ristorante, mi sono messo ad apparecchiare la tavola per la colazione di domani mattina. Questo è un periodo cosi, non riesco a smettere di fare e fare mi fa stare bene.


Molti di voi hanno commentato il mio post di ieri, un grazie di cuore e sapete quanto mi facciano piacere i vostri commenti. E’ la dimostrazione della condivisione. Quindi ancora e ancora, grazie.

venerdì 15 aprile 2016

Non ho le forze per tornare...

Io sto bene, tranne il problema agli occhi, io sto molto bene. Non ho dolori, ho energia e fiato. Ho caldo. Anche la bocca, non ricordo da quanto tempo non era messa così bene. La cosa strana di ieri sera, non è aver bevuto due mirti, ma è essere riuscito a bere due mirti, senza impazzire dal bruciore dell’alcol. Sentirmi così è uno stimolo al fare.

Nonostante l’ennesima notte di cattivo sonno, questa mattina mi sono alzato alle 6. Ho portato i bambini a scuola, fatto gli esami in ospedale e colazione con Dule. Sono andato in ufficio, ho fatto un bell’incontro operativo che è proseguito fino all’ora di pranzo, dove per non perdere tempo abbiamo deciso di mangiare dei panini sulla mia scrivania. Non mi manca la fame, sono stato l’unico delle 7 persone presenti a fare il bis.
Alle 13.45 sono scappato per andare a prendere i bambini a scuola. Siamo tornati a casa e abbiamo preso la macchina di Yara e l’abbiamo portata all’autolavaggio dell’Auchan. Abbiamo fatto un giro nel centro commerciale per prenderci un gelato. Ci hanno detto che la macchina sarebbe stata pronta solo dopo 2 ore. Il tempo era bellissimo, cielo azzurro e quindi ho deciso di tornare a casa a piedi, sono circa 3 km e 30 minuti. I bambini in magliette a maniche corte e io da metà in poi, in camicia.
Qui le prime interferenze, i primi stress. Tutto era bellissimo, ma la mia attenzione poco a poco si spostava sulle possibili conseguenze di quella passeggiata. Il fatto che stavo sudando, il fatto che stare al sole peggiora la GVH, il rigetto del midollo verso il mio corpo. La mia visione era sulle possibili cose negative e non sul godere il momento.
Ho lasciato i bambini al parco con Nani, che ci stava aspettando li, e sono tornato a casa. Tutta una tirata dalla mattina, fino a quando mi sono seduto per qualche minuto sulla poltrona.

Nessun eroismo o altro, è una mia necessità. So che devo riposare, so che il mio corpo ha preso una bella batosta di chimica. Non mi cresce la barba da più di un mese. Razionalmente lo so ma la forza di voler fare, di voler essere attivo e vivo è più forte. In questo momento ci vedo pochissimo, potrei benissimo non scrivere questo post. Rimandare a domani ma non ci riesco, sto lottando per terminarlo. Mi sono già addormentato 3 volte. Non finirlo sarebbe una sconfitta.

Alle 16.30, con la mia macchina sono tornato per fare il cambio, ho lasciato la mia e preso quella di Yara. Era più di un mese che le macchine non venivano lavate e ne avevano proprio bisogno. La macchina di Yara non era ancora pronto, quindi sono andato a fare la spesa nel supermercato del centro commerciale. Un sacchettone di roba. Ho preso la macchina di Yara, che nel frattempo avevano finito di lavare, e sono tornato a casa. Il dilemma: come faccio a tornare a prendere la mai di macchina? Vado a piedi? Chiamo qualcuno per farmi accompagnare? Vado in bicicletta e poi la carico nel bagagliaio?

Ho il difetto di chiedere poche volte aiuto e di voler fare sempre da solo. Ho trovato mille motivi per non chiamare nessuno e ho deciso di tornare a piedi, usando quel tempo per fare la trasmissione su Periscope. Il mio cervello sta lavorando così, cerca di infilare il fare, in ogni momento della mia vita. Sono uscito e il tempo era cambiato. Il cielo era nuvoloso ma soprattutto c’era una leggera brezza. Vado e ignoro, non vedevo altre soluzioni.

Chi mi ha seguito su Periscope, sono sicuro ha notato qualche cosa di diverso. C’era un’interferenza inconscia di base, che ogni tanto affiorava nel conscio. Avevo paura.

Paura di aver fatto una scelta sbagliata, di aver fatto una cosa sbagliata. Paura dei rimproveri degli altri per quello che ho fatto. Paura di potermi ammalare e soprattutto paura di compromettere il percorso di guarigione.

Camminavo, sudavo e sentivo ancora più la presente della brezzolina. Avevo freddo. La trasmissione mi ha distratto per tutta la camminata, ma il mio sorriso non era quello solito. Ogni tanto perdevo il qui e ora per andare in un futuro di negatività e di paura. Con sforzo tornavo, ma parte di me, rimaneva là.

Sono arrivato a prendere la macchina ma le paure sono rimaste, anzi si sono amplificate. Ho cercato di cenare il più veloce possibile, ho fatto la doccia e alle 20.30 ero nel letto. Fortunatamente anche i bambini erano stanchi e hanno seguito questi miei tempi senza problemi.

Questo post non ha una conclusione, un liete fine. Questo post finisce qui, con ancora tutte le paure che mi stanno portando nel posto sbagliato. Non ho le forze per tornare.

giovedì 14 aprile 2016

Carciofi e mirto....

Post a premessa. La premessa è che questa sera sono uscito a mangiare la pizza con un caro amico, e nonostante tutte le premesse salutistiche, ho preso il calzone farcito con i carciofini e non con i funghi per non appesantire il fegato, la ½ birra rossa e soprattutto i 2 mirti a fine pasto si stanno facendo sentire sulla mia lucidità. Confrontato con ieri sera, però non noto molta differenza. Quindi stanchezza vs alcol chiude per ora 1 a 1. Vediamo sul dormire, di tutto cuore spero che sia un aiuto, visto che anche la notte scorsa ho dormito male ma soprattutto frammentato. Domani vi saprò dire. Dato certo è che sono le 23, e sono ancora sveglio, ieri ero già crollato da più di un ora. Mi sembra di notare anche un leggero miglioramento sugli occhi. Non preoccupatevi, non diventerà un’abitudine. A me il calzone piace con i funghi.

Questo sarà un post di cronaca, se poi esce qualcosa d’altro meglio me per ora l’intenzione è raccontarvi la mia giornata a 9 giorni dall’uscita dall’ospedale. A qualcuno potrebbe interessare? A me quando lo rileggerò, forse.

Priva sveglia alle 5.45, ho preso la medicina per la tiroide. Seconda sveglia alle 6.00 e in questi giorni ne ho messa anche una alle 6.15. L’ufficiale è quella della 6, quella delle 5,45 mi serve perché dopo aver preso la medicina per la tiroide, teoricamente, devo aspettare 30 minuti prima di fare colazione.
Alle 6,25 ero in cucina, scaricata la copia de La Stampa, bevuto il bicchiere di acque e linone e stavo aspettando per iniziare la colazione vera e proprio. Questo è un momento di fame chimica, il cortisone, e quindi mi ero preparato 1 mela, 1 banana, 1 pacchetto da 6 di ringo e 1 yogurt alla fragola. Sento dei rumori, sono le 6.35 e Kiki entra in cucina già vestita e pronta per la colazione. Molto dark, tutta vestita di nero. Alle 7 ci ha raggiunto anche Xander. Porto i bambini a scuola e poi un caffè con un’amica. Come si può iniziare meglio la giornata?

La giornata è bellissima. Cielo azzurrissimo, montagne ancora bianche dalla neve e i campi di quel verde vivace della primavera. Un facilitatore incredibile per la felicità e uno dei tanti motivi per cui è bellissimo vivere a Cuneo (i superlativi sono sicuramente dati anche dai 2 mirti, comunque è vero)

Alle 9 sono in ufficio, primo appuntamento, alle 10.30 il secondo e alle 11.45 riparto per Cuneo. Alle 12.15 devo prendere i bambini che escono da scuola. Sono un po’ in stress perché non voglio arrivare in ritardo, Kiki ci rimarrebbe malissimo. Tutto ok, arrivo che la scuola è ancora chiusa.
Ore 12.30, a casa con le gambe sotto il tavolo e con polenta e polpette al pomodoro nel piatto.

Sfido la sorte, e nonostante i 2 piatti abbondanti di polenta, deciso di fare il Dance Time verso le 13. I tempi sono perfetti, giusto 30 minuti e poi parto per l’ufficio. Alle 14, prendo il caffè alla mia scrivania e alle 14.15 primo appuntamento del pomeriggio. Oggi giornata di appuntamenti e alle 16 il secondo. Verso le 17 riesco anche a controllare la posta, in realtà ho avuto solo il tempo di cancellare i messaggio “non importanti”. Mi ero ripromesso di essere a casa non tardi, per stare un po’ con i bambini e per riposare prima di uscire per la pizza. Dopo una commissione, alle 18 sono sulla poltrona. I bambini sono vicino che giocano, con la televisione come sottofondo. Mi ero dimenticato di dirvelo, ma ieri niente video perché erano in castigo.
Gli occhi sono affaticati, il sole era forte. Decido quindi di chiuderli per qualche minuto. Mi addormento. Alle 19, sento Helena che chiama i bambini per la cena. Mi sveglio e mi alzo. Sto con i bambini qualche minuto ma sono presi con la cena e allora decido di andare a dare una veloce aspirata al dentro della macchia. Gesto più rituale che di necessità. Se hai tempo e voglio di aspirare il dentro della macchina, vuol dire che tutto va bene.
In più, per i miei occhi, la luce è perfetta. Il sole è tramontato ma è ancora chiaro. 20 minuti e 4 gettoni e il dentro della macchina è passabile. Prendo anche un Arbre Magique “Sport”, l’unico che non mi da in testa. E’ oramai anche l’ora di andare a prendere l’amico per la pizza.

Pizza, risate, idee, progetti, condivisione, birra e mirto. Senza mai parlare del futuro. Mi alzo dalla sedia e capisco!

Tornando a casa mi fermo a fare il pieno alla macchina, un po’ d’aria fresca non può che farmi bene.


Medicine, ½ litro d’acqua per diluire, denti, crema corpo, si anche a casa il rito continua, e eccomi qua. Quale miglior modo per finire la giornata, a 9 giorni dall’uscita dell’ospedale.