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sabato 15 aprile 2017

Con le ali di gabbiano...

Non amo particolarmente la sensazione di volare, anzi mi fa paura, ed è proprio per questo che voglio farmi crescere le ali, in particolari quelle di un gabbiano, quelle del gabbiano Jonathan Livingston. Le ali di un gabbiano libero. 

Non sono ali fisiche, di ossa, carne e piume. Sono ali per la mente, ali per liberarmi dalle mie paure, dai miei limiti, dalle mie convinzioni e blocchi. Ali che mi permettano di volare più in alto, di vedere le cose in modo più distaccato, in modo più completo, che mi permettano di vedere più lontano, di vedere orizzonti più vasti. 

Ali di gabbiano, ali di libertà.

Noi siamo come ci vediamo, noi siamo quello che crediamo di essere, siamo le nostre convinzioni e i nostri limiti. Creiamoci le ali per volare via, per liberarci e finalmente essere quello che voglio essere.

15/04/2017 - Albaredo per San Marco (SO)

12/04/2015 - Ponte "Colosuss" Veglio (BI)

6/04/2015 - Cumiana (TO)

domenica 26 giugno 2016

Felice, insoddisfatto o solo stanco? Comunque, qualche cosa ho imparato.

Domenica mattina, fa caldissimo ma la brezza che entra dalla finestra aperta è un bel sollievo. Di fondo il silenzio, interrotto solo dai rumori del bosco e dal foglio appeso alla parete che sventola. Qualche uccellino mi da il segno di non essere l’unico essere vivente nel mio qui e ora. C’è anche una mosca che mi ronza intorno, segno dell’evidenza che il mondo non è perfetto.

Vorrei raccontare la mia esperienza di ieri, per tutti ma soprattutto per Xander e Kiki ma oggi non so da dove iniziare. Non so dove cercare, se cercare nel cuore, nella testa o nell’anima. Del resto l’esperienza è un momento di vita, elaborato dalla testa, valorizzato dal cuore e assorbito dall’anima. Senza i tre elementi non è vita. Dimenticavo, c’è anche il corpo, strumento necessario e di grande valore, e nella mia esperienza di ieri di grande impatto.

Sono le 20 di venerdì sera, sono in giro per Cuneo e fa caldo, e per me il caldo è energia del fare. La stessa fisica quantistica dice che il calore è l’evidenza del movimento e quindi della vita e del passare del tempo. Vi consiglio di leggere “Sette brevi lezioni di fisica” di Carlo Rovelli per approfondire l’argomento.
E’ stata una giornata particolare. Un viaggio di 500km in mattinata, spero per un accordo di grande valore, e poi le ultime ore del pomeriggio in un’atmosfera strana, quella dell’intensità che da senso al tempo.
I bambini e Yara sono al mare, so che sono in vacanza e in un posto che a loro piace tantissimo. Non ho rimorsi di non essere con loro, siamo stati insieme ieri, e quindi mi sento libero. Mi sento di avere la vita nelle mie mani. Casualmente ho in macchina lo zaino con il cambio per 1 giorno, che allarga i miei orizzonti di 24 ore. Ho anche le medicine, il mio coltellino svizzero e il pieno nella macchina. E’ molto più forte la voglia di fare qualche cosa che quella di tornare nell’appartamento delle terme, da solo.

Decido, prendo l’autostrada e parto all’avventura. Ho la certezza di voler fare qualche cosa da ricordare, ho qualche idea sulla meta ma nessun programma. Sono libero.

Si parte all'avventura.

Con Paolo, avevamo organizzato di andare a vedere la passerella ideata e realizzata dall’artista Christo sul lago di Iseo, proprio per l’alba di venerdì mattina, sia per lo spettacolo sia per evitare il caldo e la grande folla. Era tutto organizzato ma all’ultimo momento l’hanno chiusa per manutenzioni straordinarie, facendo saltare i nostri piani. Andarci da solo mi dispiace, è tradire l’accordo con Paolo. So però che non avrò altre occasioni, settimana prossima avrò tutte le mattine impegnate dal ciclo di terapia in ospedale e la passerella chiude definitivamente domenica prossima.

Deciso, vado a Sulzano a vedere la passerella di Christo.
Sono giorni che scrivono sui giornali di tutti i disagi legati al grande afflusso, parlano di code, blocchi e tempi lunghissimi. Io non voglio fare code, soprattutto al sole, non posso prenderlo a causa della GVH, conseguenza del trapianto di midollo. Non ho vogli e fisico. L’alba non potrò vederla, perché riaprirà solo alle 6 dopo la manutenzione nella notte, ma voglio essere tra i primi a salirci per godermi la passeggiata al fresco e senza folla.
Non ho idea di come è organizzata la cosa, so solo che non ci si può avvicinare in macchina, in moto e nemmeno in bicicletta. Si può arrivare a Sulzano solo coi mezzi pubblici, le navette che partono dai vari parcheggi o a piedi. Mio obiettivo è fare la passerella, il prima possibile per evitare il sole e la calca. Al come ci penserò durante il viaggio, ho 330 km per pensarci.

E poi cosa faccio? Ho un giorno d’avventura tutto mio e devo riempirlo.
Scorro mentalmente la mia lista dei desideri e subito trovo il volo d’angelo. L’attraversata di una valle appesi a un cavo con una carrucola. Mi ero già informato e lo fanno vicino a Sondrio. Cuneo è lontano da Sondrio, il lago di Iseo è lontano da Cuneo, quindi Sondrio e il lago di Iseo sono vicino. Deduzione non proprio corretta ma decido che alla prima sosta in Autogrill cercherò su internet. Ho voglia di fare, ho voglia di fare per poi poter anche raccontare.

Riflessione: È giusto voler fare per poi poter anche raccontare? Non si dovrebbe vivere per noi e basta?
So e ho scritto e detto tantissime volte che la vita è la nostra e non ci devono guidare i giudizi degli altri. Il nostro corpo, il nostro cuore, la nostra testa e la nostra anima sono i giudici più importanti della nostra vita. Allora perché io voglio fare anche per poter raccontare, e in qualche modo avere un giudizio anche degli altri?
Dobbiamo essere noi al centro della nostra vita, il nostro giudizio su noi stessi è più importante di quello degli altri ma questo non vuol dire isolarsi, siamo comunque animali sociali, animali che vivono in branco, in comunità, e quindi è anche nostra necessità e valore vivere questa comunità, raccontandoci. Essere parte di una comunità è un valore importantissimo, ci ha permesso di sopravvivere per milioni di anni alle ostilità del mondo, e oggi ci permette di condividere le esperienze nostre e degli altri, rendendo più ricca la comunità e noi stessi.

Mi fermo a mangiare, telefonino alla mano vedo che posso prenotare il volo per domani. Nel mio totale ottimismo prenoto per le 11, non sapendo assolutamente quanto tempo ci vuole ad andare a Sondrio da Iseo. Fortunatamente la prenotazione non va a buon fine, rifletto e vado a vedere su google map quanto sono distanti Sondrio e Iseo. Non sono vicine quanto pensassi ma a occhi, neanche così lontane. Rifaccio la prenotazione per le 13, che costa anche meno.

Arrivo a Iseo, il mio passato da esploratore dell’8° Reggimento di cavalleria “Lanceri di Montebello” mi aiuta a capire qual è il parcheggio più vicino per poi poter andare a Sulzano a piedi, fortunatamente per la mia tranquillità, è anche quello che si trova fra la stazione dei carabinieri e quella della polizia. Le navette inizieranno a circolare solo alle 6, quando aprirà anche la passerella, ma io voglio arrivare prima e non c’è altra alternativa che andarci a piedi. Sono circa 5 km. Non ci penso più di tanto e decido di dormire in macchina, aumentando ancora di più l’effetto avventura.
Nonostante la passerella avesse chiuso alle 22, c’è ancora gente che sta arrivando a piedi da Sulzano. Questo mi crea qualche dubbio sul fatto che non sia così vicino come penso.
Sono le 00.15 e ipotizzando un’ora a piedi per arrivare alla passerella, metto la sveglia alle 4.15. Sono un può stressato dai tempi, la paura è di infilarmi nel casino della calca facendo saltare il mio piano di andare a Sondrio.
Tutte le macchine parcheggiate vicino a me, hanno dentro persone che dormono o si stanno preparando per dormire. Stendo il sedile del passeggero, mi tolgo le scarpe e mi addormento.

La mia camera da letto per questa notte.

Alle 4 mi sveglio, mi scappa la pipi. Situazione non prevista. Nel totale rincoglionimento ipotizzo le varie soluzioni. Farla vicino alla macchina no, tutta la zona del parcheggio è illuminata dai lampioni della strada e vedo che ci sono già delle persone che stanno iniziando ad andare a piedi a Sulzano. Ho alcune bottiglie vuote in macchina, provo alcune posizioni ma c’è solo il rischio di fare un gran casino. Anche se era una buona soluzione, riempivo la bottiglia e poi uscivo e la svuotavo vicino a un albero. Rimane la soluzione di allontanarmi in cerca di un posto non illuminato. Scendo, fa caldo. C’è una leggera brezza ma fa caldo. 20 metri e supero l’imprevisto. Sono le 4.15, sono sveglio e c’è già diversa gente in movimento. Rinuncio a cercare di rimettermi a dormire ma soprattutto inizia lo spirito di competizione per arrivare fra i primi. Preparo lo zaino il più leggero possibile, pendo la medicina per la tiroide, cambio le scarpe e chiudo la macchina. Si parte. E’ ancora buio.
E’ più lungo di quanto pensassi, arrivo verso le 5.15 e ci sono già 300 persone in coda. La camminata è stata bella, fatta con un paso deciso per cercare di superare quelli davanti e per non farsi superare da quelli dietro. Pochissimo spirito di gruppo, tantissimo spirito di competizione.
Vedendo i bivacchi, capisco che molti hanno passato lì la notte. Sono quasi tutti ragazzi del posto, l’accento è abbastanza caratteristico, molti con un buon tasso di alcol in corpo che si capisce sia da come sbiascicano le parole sia e soprattutto dalle lattine di birra vuote.
Sono stanco, fisicamente sento le poche ore di sonno ma soprattutto i 5 km a piedi a buon passo, e non sono di buon umore. Non ho ancora fatto colazione. Pessime premesse per affrontare la massa calcante di persone in coda. Accetto che il mondo è imperfetto e che nonostante i mille cartelli di divieto, ci sono persone che fumano, alcune addirittura scavalcano le transenne per saltare un po’ di coda.
Alle 5.45 inizia a muoversi la coda, avanziamo a tratti e alle 6.15 sono finalmente sulla passerella.

I 300 che mi aspettavano









Lo spettacolo e le sensazioni sono bellissime. Rimane comunque un velo di stress per la stanchezza, la paura di raffreddarmi, sono sudato e tira vento, e per voler arrivare a Sondrio in tempo. Non sono molto lucido, sono focalizzato nel fare i circa 10km fra andata e ritorno il più veloce possibile. L’obietto è il fare più che il godere.

Riflessione: L’obiettivo è il fare più che il godere. Qui ho sicuramente sbagliato, mi sono lasciato prendere dallo stress di non riuscire a fare quello che mi ero programmato, di non riuscire ad andare a Sondrio per il volo d’angelo. Non era concentrato su quello che stavo vivendo ma sui vari scenari futuri. Non stavo sicuramente vivendo. I miei sensi erano settati sull’allerta, continuavo a mettermi e togliermi la felpa per paura di sudare troppo ma anche di non prendere troppo vento. Le sensazioni analizzate non erano quelle del bello ma quelle del pericolo. Ero sicuramente più concentrato nel raggiungere la meta che nel godere del viaggio.


7.25, fra i primi finisco il giro. All’ingresso c’è la calca che temevo, fortunatamente non è la mia calca. Mangio una brioche, prendo una bottiglia d’acqua e finisco la colazione prendendo le mie pastiglie. Parte della mia stanchezza e la poca lucidità sono causate dalla disidratazione, non bevo da ieri sera e ho camminato per 14 km. 

Quelli che stavano iniziando quando ho finito io e il temporale sullo sfondo.

Le mie pillole del mattino.

Non voglio ma soprattutto non ce la faccio a tornare alla macchina a piedi. Fortunatamente tutto è tornato operativo, aspetto qualche minuto e arriva l’autobus di linea. Alle 8 salgo in macchina, sono soddisfatto e felice. All’orizzonte un temporale (che qualche ora dopo costringerà il prefetto di Brescia a sgombrare e chiudere la passerella). Metto sul navigatore Fly Emotion, 144 km e 2 ore e 19 minuti.

Parto. Qualche difficoltà per uscire da Iseo per le tante macchine che stanno arrivando e cercando parcheggio. Il viaggio mi sembra lunghissimo, gli ultimi chilometri fuori dall’autostrada, infiniti. Sono evidentemente stanco ma mi congratulo con me, mi dico che le motivazioni sono più forti del fisico e permettono di superare la stanchezza. Sono felice.

Faccio gli ultimi 10km di tornanti. Nella valle il sole ma sulle vette nuvole. Così anch’io, nel cuore l’energia del fare ma la mente è offuscata e il corpo stanco.
Alla mia sinistra la valle e alla mia destra la montagna, realizzo che dovrò lanciarmi nel vuoto da quella cima per attraversare quella valle. Panico, ho paura, cerco di controllarmi. Cerco di aggrapparmi al fatto che mi sono già lanciato, anche da più in alto, e senza un cavo attaccato alla schiena. Mi dico che quando sarà il momento, sarò più forte della mia paura e mi lancerò. Solo una settimana fa, ho superato la paura di camminare sui carboni ardenti. C’era la paura ma da lei ho tratto l’energia per il coraggio di fare il primo passo. Distolgo il pensiero, ma ogni volta che il mio sguardo trova il vuoto al di là del guardrail, un pugno nello stomaco.

Arrivo a destinazione, passo vicino al trampolino di lancio. Panico. Nella mia testa inizia ad affiorare tutta una serie di considerazioni/giustificazioni per non farlo. “Sono troppo stanco”, “sta arrivando il temporale”, “ma chi me lo fa fare?” e “se poi va male?”. Scuse per non farlo che conosco bene, sono le stesse di quando sono arrivato a Veglio Mosso per fare bungee jumping. Alla fine ce l’ho fatta e ho saltato dal ponte, ed è questo che mi convince a non andare via.

Sono le 10.30 e io ho prenotato per le 13. Parcheggio e decido di trovare un bar per un caffè, di avvisare che ci sono e poi di tornare in macchina per dormire un po’.

Arrivo all’accoglienza del Fly Emotion. Mi registro e sto per tornare in macchina, la mia speranza è di recuperare forze ma soprattutto motivazione con un po’ di riposo, quando la ragazza mi avvisa che mi ha anticipato il lancio, si è liberato un posto e in 10/15 minuti mi avrebbero chiamato. Gestisco il panico e faccio finto di niente, addirittura la ringrazio.
Una voce dice “Guarda, sta iniziando a piovere” e la ragazza risponde “non preoccuparti, sono temporali, durano 10 minuti”. Ok, adesso è veramente panico. Il mio cervello inizia a catalogare e a elencare uno per volta tutti i possibili scenari più catastrofici: quello base, “si rompe la fune e mi schianto”, poi “un fulmine colpisce la fune e arrostisco”, “al lancio l’adrenalina è talmente tanta che mi viene un infarto”, e qui prendo anche coscienza che il mio cuore non è più in forma come al lancio dal ponte, e così via fino al “il volo va bene ma mi bagno e poi mi viene una polmonite”. Fortunatamente non ho neanche il coraggio di scappare.

Da “sta iniziando a piovere”, in pochi minuti si passa a “c’è una tempesta”. Sono a pezzi, ho bisogno di sedermi, trovo un divano. Inizia il conflitto interiore: mollare o resistere. Il divano peggiora la situazione perché inizia anche la lotta per non addormentarmi. Doveva essere una cosa bellissima e si è trasformata in un incubo.





Passano i minuti e fuori il tempo non migliora, inizio a darmi delle scadenze. Se non smette fra 10 minuti rinuncio. Passano i 10 minuti, ancora diluvio ma non voglio ammettere la sconfitta e altra scadenza e così fino alle 12.30. Fuori ancora diluvio. Deciso, mi alzo, vado dalla ragazza e dico che rinuncio. Vuole convincermi ad aspettare ancora, resisto e mi rimborsa i soldi per la telecamera e mi dice che mi arriverà un’email con le istruzioni per cambiare la data del volo.

Salgo in macchina, sono deluso. Arrivo in valle e c’è il sole, questo aumenta il mio senso di sconfitta, se avessi aspettato, magari sarebbe uscito veramente il sole. Adesso mi sento di essere anche un codardo che oltre ad aver rinunciato è anche scappato.

Il rientro è lunghissimo, mi fermo anche a dormire un paio d’ore all’autogrill di Novara, ma questo non fa altro che peggiorare il senso di confusione. Arrivo a Lurisia verso le 18 e agisco per automatismi, ho veramente perso il controllo del mio fare. 

La fine dell'avventura.

Salgo in casa, mi faccio una doccia e mangio una mela. Mi metto a letto con l’intenzione di guardare un film.
Mi arriva un messaggio, apro gli occhi, sono le 9 di domenica mattina.

Conclusione: Ho commesso un errore, per la mia voglia di vivere, di fare, ho dato troppo peso alla mente e al suo obiettivo, perdendo il cuore e l’anima. Ho commesso anche l’errore di non essere umile con me stesso, ho chiesto al mio corpo quello che non poteva darmi.
Noi siamo un equilibrio di cuore, mente, anima e corpo. Tutti e quattro questi elementi sono importantissimi per vivere e godere della vita, per dare valore alla vita e al qui e ora, il tempo della nostra vita.
L’insegnamento è semplice, non conta la quantità di cose che si fanno, conta la qualità delle cose che si fanno nella vita. Per voler far troppo si rischio di perdere il senso e il valore di quello che si fa. La prossima volta darò ascolto a tutti e quattro gli elementi del mio essere.

sabato 30 aprile 2016

Che male, cavolo si è rotta la spalla... (12 Aprile 2015 poco più di un anno fa)


12 Aprile 2015, poco più di un anno fa.

Dai, fatta!!!
Che male, cavolo si è rotta la spalla, senti come brucia. Non riesco a muoverla. Adesso ci dobbiamo tirare su, non abbiamo fiato. Stendi il braccio, allunga la mano, prendi la corda con il fiocco arancione. Se non ci raddrizziamo, non ci tirano giù. Cxxxo che male. Perché l’abbiamo fatto.
Anche questa è fatta, adesso passa il male. Ancora 2 centimetri e prendiamo la corda… fatto.
Che male, la spalla è sicuramente rotta.
Goditi che ce l’abbiamo fatto, adesso ci tirano giù. Per il braccio vedremo. Ok, salvi.

Cxxxo, sbrigati a toglierci l’imbragatura che vogliamo muovere il braccio e alzaci in piedi… proprio a noi doveva capitare l’apprendista con l’istruttore. Dobbiamo anche fare la facci di chi si è divertito.
Ce l’abbiamo fatta!!!! Goditi quello, non è da tutti. Abbiamo superato la paura di buttarci.

Cxxxo dici. Adesso goditi tu la scarpinata nel bosco per tornare su. Con i tuoi polmoni non arriveremo mai al ponte, pensa che figura di mxxxa quando arriverà quello dopo e ci vedrà svenuti nel bosco… che coxxxxni. Ottimo lavoro, complimenti.

La smetti! Volevamo, dovevamo farlo e l’abbiamo fatto. Ne avevamo paura, abbiamo affrontato la paura con il coraggio e ci siamo buttati.
E… e cosa abbiamo dimostrato? Adesso abbiamo sicuramente una spalla rotta, non riusciremo a salire fino al ponte senza svenire, chiameremo Yara a Houston, e le diremo: “lo so che già ti sei incazzata perché settimana scorsa mi sono buttato con il paracadute senza dirti niente ed è andata bene. Oggi invece mi sono buttato dal ponte, bellissimo, ma… mi sono rotto una spalla.” e lei, giustamente, ci insulterà, ricordandoci la nostra responsabilità sui bambini.
Abbiamo dimostrato che le paure ci sono ma si possono affrontare con il coraggio, abbiamo dimostrato che i nostri limiti arrivano dalle nostre paure e che per superarli dubbiamo avere il coraggio di farlo.
E una spalla rotta, il casino che adesso dovremo affrontare con tutti? Per arrivare a casa dobbiamo fare 200 chilometri, ma con la spalla rotta come facciamo?
Chi ha detto che la spalla è rotta? Fa male ma forse si è solo slogata o stirato il muscolo. A casa ci arriviamo, abbiamo le marce automatiche e useremo il sinistro, se ci farà ancora male la spalla andremo al pronto soccorso. Goditi l’aver fatto una cosa speciale e passo dopo passo arriveremo al ponte, poi alla macchina e alla fine a casa.
Lo sai che tutti diranno che abbiamo fatto una caxxata, Yara, la Mamma, molti in ufficio non lo diranno ma lo penseranno. Hanno ragione, alla nostra età cosa dovevamo dimostrare? Abbiamo due figli bellissimi e noi abbiamo rischiato la nostra vita per cosa? Siamo dei coxxxxxni.

E’ tutta la vita che decidiamo cosa fare e cosa non fare, pensando a cosa dicono e pensano gli altri di noi. Stiamo facendo questa cosa, proprio perché abbiamo deciso di metterci al centro della nostra vita, decidere noi per noi. Ricordi?
Siamo stati un bravo figlio, un bravo marito, un bravo capo, perché abbiamo sempre deciso per quello che gli altri si aspettavano da noi. Non volevamo deluderli, guidavamo la nostra vita secondo i loro valori. Ricordi?
Ci abbiamo messo 43 anni a capirlo ma adesso lo abbiamo capito. Non voglio passare il resto della mia vita a buttarmi dai ponti, questo è un momento di rottura, soprattutto per imparare ad affrontare le paure con il coraggio, le paure che la malattia ci ha lasciato, ma anche perché dobbiamo fare quello che vogliamo “noi”, dobbiamo metterci al centro della nostra vita, anche se in questo momento con scelte estreme.
Non vuol dire egoismo, tutt’altro, vuol dire consapevolezza che nessuno può veramente decidere per il nostro bene, perché nessuno ci conosce veramente. Non ci conosciamo noi, come possiamo pensare che ci conosca qualcun altro. Conoscerci, nel senso di sapere cosa ci fa veramente felice.
Chi scegli per noi, usa i suoi valori, usa i suoi parametri per decidere cosa è bene e male per noi ma i suoi parametri non sono i nostri.
Oltre al fatto che comunque qualsiasi cosa abbiamo fatto non è mai andata bene veramente agli altri. Per gli altri, non siamo stati un bravo figlio, un bravo marito e un bravo capo quanto avrebbero voluto. Perché le persone valutano i fatti degli altri, le proprie intenzioni e vorrebbero un mondo perfetto. Lo facciamo anche noi ma ne abbiamo preso coscienza e cerchiamo di superare anche questo limite delle intenzioni e fatti.
Ma perché lo vuoi fare? Perché vuoi metterci al centro? Io stavo bene in quella vita, anzi, abbiamo vissuto senza porci il problema della scelta. Sceglievamo in base a quello che volevano e si aspettavano gli altri da noi. Decidere è difficile e se lo facciamo noi, dobbiamo anche assumerne la responsabilità. Quando le cose andavano bene, eravamo tutti felici e quando andavano male, avevamo anche la bella scusa che non era colpa nostra ma di tizio o caio che “ci aveva fatto scegliere quella cosa”. Facile, nessuna fatica nello scegliere, nessuna responsabilità e in più facevamo anche felici gli altri.
Ok, se ti va bene non vivere, ma la malattia ci ha fatto capire, con l’evidenza che dobbiamo morire, che siamo nati per vivere e vivere vuol dire scegliere e fare, scegliere per noi e fare. Se non scegliamo per noi, vuol dire non vivere la nostra vita ed è quello che noi abbiamo deciso di non volere.
Sì, prima era molto più facile, vivere senza scegliere per noi è molto più facile. Ci evita di capire veramente cosa vogliamo dalla nostra vita e soprattutto ci toglie la responsabilità della scelta fatta. E’ quello che fanno moltissime persone. Scelgono secondo quello che è giusto per la società, giusto per gli altri, senza riflettere su cosa vogliono veramente, e poi se le cose vanno male è colpa di qualcuno altro. Meglio di così? Zero fatica, zero responsabilità. Peccato che alla fine siamo tutti tristi, incazzati e demoralizzati. Peccato che alla fine non viviamo, ci lasciamo vivere…
Gran bei discorsi, ma parliamo della spalla, della salita, del tornare a casa, di quello che dirà Yara e la Mamma. Non dovevamo buttarci! Io me lo sentivo che sarebbe andata male. Ci sarà stato un motivo se le ultime due cifre dei chilometri sul cruscotto, quando abbiamo parcheggiato, erano 1 e 3… 13, ci sarà stato un motivo se al posto di buttarci alle 12.30 come da programma, ci siamo buttati alle 13.20… 13. Tutto diceva che non dovevamo farlo. Ti ricordi la nostra vocina cosa ci ha detto quando l’istruttore ci ha detto “metti fuori le punte dei piedi” e noi abbiamo guardato giù? Ci ha detto “Alessandro cosa cxxxo stai facendo?” e noi che non l’abbiamo ascoltata e ci siamo buttati.
Non ci siamo schiantati, quindi è andato tutto bene. Ce l’abbiamo fatta. La spalla guarirà. Con calma, passo dopo passo, respiro dopo respiro, mettendoci tutto il tempo di cui avremo bisogno, saliremo fino al ponte. Lasceremo che Yara e la Mamma, e tutto gli altri, dicano quello che vogliono. Se ci vogliono bene e ascolteranno a cuore aperto i motivi per cui ci siamo buttati, ci capiranno e continueranno a volerci bene. Se non sarà così, il problema è loro non nostro. Il discorso “dei segni”, del 13 e tutto il resto, è solo legato a quello a cui da attenzione il nostro cervello in determinati momenti. Ogni istante della nostra vita, veniamo sottoposti a milioni di informazioni e il nostro cervello decide di elaborarne ed evidenziarne solo alcune. Quando compriamo una macchina nuova, per qualche settimana non vediamo che quel modello, sembra che tutti abbiamo comprato la nostra stessa macchina. Quando ti nasce un figlio, camminando per la città vedi solo carrozzine e mamme in cinta. Tutto il mondo ha deciso di fare figli quando l’ho hai fatto tu. Non è così, è il nostro cervello che sta evidenziando solo determinate cose di tutto quello che vede. Se viviamo un momento di dubbio e paura, come quello che abbiamo vissuto prima di lanciarci, il nostro cervello ci evidenzia tutta una serie di segni per spingerci a non fare quella cosa. Per lui la paura è sopravvivenza, è evitare un pericolo. Per questo che abbiamo bisogno del coraggio per sbloccare il nostro cervello e superare la paura. La paura è un valore positivo, per milioni di anni è stato il nostro strumento principale di sopravvivenza. Senza paura ci saremmo fatti sbranare dalle belve, ci saremmo bruciati con il fuoco e ci saremmo buttati dai dirupi… Il 13 è si un segnale, è il segnale che abbiamo paura di qualche cosa e che per superarla abbiamo bisogno del coraggio per farlo. Se affronti la vita con positività, ti accorgerai che il tuo cervello inizierà a evidenziarti un sacco di cose "fortunate".

Sembra che la cosa più importante per te sia cosa dicono e pensano gli altri di noi? Lo so che abbiamo bisogno di una nostra identità sociale, che quello che dicono gli altri ha un peso su di noi ma prima di tutto ci deve interessare quello che NOI diciamo e pensiamo di NOI, e solo dopo, ci deve interessare quello che gli altri dicono e pensano di NOI. La vita è la nostra. Abbiamo deciso di metterci al centro della nostra vita e lì dobbiamo restare. Accettiamo che gli altri possano pensare che stiamo facendo una cosa sbagliata ma andiamo avanti con le nostre convinzioni. Questo non solo per il fatto che ci siamo buttati da un ponte, questo per tutto quello che faremo nella vita.

Ti ricordi cosa abbiamo deciso qualche settimana fa? Abbiamo deciso che quello che facciamo e faremo, lo facciamo e faremo per cercare di dare un mondo migliore a Xander e Kiki. Abbiamo deciso di dedicare la nostra vita a questo. Il “nostro” agire qui e ora per “un mondo migliore per loro”. Per far questo abbiamo deciso di partire dal cercare di trasmettergli i nostri valori e sappiamo che se non siamo noi i primi ad applicarli, non saremo mai credibili e non potremo trasmetterli. Più che ascoltare, loro vedono cosa facciamo. Quindi non possiamo agire secondo i valori degli altri. Se vogliamo che siano felici, dobbiamo per primi noi agire per essere felici. Se vogliamo che decidano loro per la loro vita, e non seguano invece quello che gli dice la società, gli dicono gli amici e noi stessi, dobbiamo essere i primi noi a metterci al centro delle nostre decisioni. Ti ripeto, che mettersi al centro, decidere noi della nostra vita, non vuol dire essere egoisti, vuol dire decidere con i nostri valori, secondo quello che per noi è giusto e soprattutto prendendoci la responsabilità di quello che facciamo, mettendoci al centro del nostro cambiamento.
Belle parole e nei fatti!
Direi che buttarsi da un ponte, possiamo definirlo un fatto o sbaglio? E guarda che siamo arrivati in cima al ponte, e siamo a due fatti. Quando arriveremo a casa, a tre.
Cambiare la nostra vita, vuol dire semplicemente cambiare un fatto dopo l’altro… il difficile è il primo passo e forse per noi è stato fregarcene della vocina che ci diceva “Alessandro che cazzo stai facendo!”

domenica 17 aprile 2016

lunedì 4 aprile 2016

Video sintesi del #18mq Dance Time del 4 aprile, dove si parla di percezione del tempo e felicità

Video sintesi del #18mq Dance Time del 4 aprile, dove si parla di percezione del tempo e felicità.

sabato 2 aprile 2016

Ci ho preso gusto ma sto anche finendo i GB....

Anche oggi la sintesi del video del #18mq Dance Time. In modo scoordinato, senza filo logico, altre mie di considerazioni. Ribadisco che NON sono la verità assoluta, sono il miei pensiero di questo momento della mia vita...

Mi piacerebbe qualche vostra riflessione, qualche vostro commento alle mie idee. Fatemi vedere che ci siete, fatemi sapere cosa pensate, è importantissimo il confronto, altrimenti il mondo non lo cambieremo mai.

venerdì 1 aprile 2016

Pazzi momenti di vita con una spolverata delle mie idee...

Visto che le sessioni di #18mq Dance Time, nella sua vita in Periscope ha solo 24 ore di vita, eccovi sotto una sintesi di quello di oggi. Manca tutta la parte dell'interattività e dei cuoricini ma fa capire, a chi non riesce a vedermi in diretta o in replay, cosa faccio in quella mezz'oretta.
Ho deciso di pubblicarlo anche perché questo, ha anche un po' di contenuto... ma ricordatevi, se va tutto bene, domani ci troviamo tutti per ballare alle 11.45 circa su @ainve di Periscope!!!!

Il video ha una piccola intro, dedicata ai miei figli, per spiegargli cosa è. Fa parte del materiale de Il Mio Manuale di Vita...


sabato 19 marzo 2016

venerdì 18 marzo 2016

Dance Time per tutti...

Periscope nasce per essere un momento di vita, e non una storia. Dopo 24 ore i video si cancellano. Molti però non riescono a seguirmi e quindi eccovi i primi 15 minuti di oggi....

lunedì 14 marzo 2016

L'importanza di donare il sangue...

Nei mesi scorsi ho collaborato con le associazioni cuneese per promuovere la donazione del sangue, midollo e organi. Sono andato nelle scuole e ho cercato di spiegare l'importanza dell'atto di donare il sangue. Se andate indietro nei post ne trovate alcuni relativi a quell'esperienza. 
Bene oggi, quelle parole sono diventate vita per me. Nel video si vede la mia prima trasfusione di globali rossi.

ATTENZIONE!!! SI SCONSIGLIA LA VISIONE A CHI HA PROBLEMI CON IL SANGUE!


sabato 12 marzo 2016