venerdì 5 febbraio 2010

TANTI AUGURI A VOVO

Amici miei uniamoci tutti e mandiamo un SUPER AUGURI a Vovo, la fantastica nonna di Yara, che oggi compie 100 anni.

ECCOMI

Ok 36 ore di blackout, vi risparmio la cronaca ma vi dico solo che è stata molto dura, fino ad ora il peggio. La causa una super dose di ciclosporina. Adesso sembra che ne sia uscito ma giovedì prossimo ci sarà il secondo giro... Mi scuso con tutti quelli che mi hanno mandato messaggi, telefonato e cercato di prendere contatto con me. Non avevo e non ho le forze per rispondere, ma vi prometto che poco a poco recupererò. Vi chiedo solo di non chiedermi come è andata e soprattutto non parlatemi di cibo, altrimenti rischio il collasso.

mercoledì 3 febbraio 2010

SIAMO TUTTI DEI PESCI

Questo post in risposta al commento di Massimo. E' inutile negarlo, siamo tutti dei pesci. Da dove veniamo? Arriviamo tutto da quel famoso organismo monogellulare che una cometa di passaggio trilioni di anni fa ha lasciato sulla terra e che per sopravvivere si è rifugiato infondo al mare. Infondo al mare perchè li era protetto dai raggi incandescenti del sole, l'acqua è stata la sua culla e lo ha protetto. Li lui ha potuto iniziare il suo lungo viaggio dell'evoluzione. Adesso parte di quell'organismo mono-cellulare è qui che sta battendo su questa tastiera. Dentro di me, dentro di voi, dentro tutti gli esseri viventi c'è ancora lo spirito di quel nostro antenato, cosi lontano nel tempo ma cosi importante per tutto. E la prima sua grande sfida è stata quella di dover iniziare a nuotare, perchè solo le cose che si muovono vivono e si evolvono. La grande sfida del nuotare è ancora ben viva dentro le nostre ossa, i nostri muscoli e la nostra mente. Nuotare è una sfida che coinvolge tutto il nostro essere. Il corpo, la mente e soprattutto il cuore. Da quella grande sfida dobbiamo imparare che l'obiettivo non è arrivare da qualche parte, l'obiettivo è muoversi, dimostrare di essere vivi e di essere bravi pesci.

IL GIRO DELLA MIA VITA IN 80 FOTO

Vi avevo scritto che fra le varie attività del primo giro c'era quella di fare una selezione delle migliori fra le più di 18.000 fotografie che ho. Con la prima selezione sono arrivato a 2.400, poi a 1.300 e via cosi fino a 80. 80 era il quantitativo necessario per fare un poster collage da poter poi portare in ospedale in questo secondo giro. Il poster è stato fatto ed è venuto benissimo. In realtà hanno stampato 81 foto, 9 file per 9 fotografie. Hanno stampato due volte la fotografie di me e Yara in viaggio di nozze in Polinesia. La selezione non era sulla bellezza della fotografia ma sul suo significato. Non è stato facile selezionarne solo 80, e più guardo il poster e più mi rendo conto che ne mancano tantissime. Sono quasi tutte fotografie che ritraggono persone, anzi l'unica senza persone è quella fatta a Leo, il miglior amico/pupazzo di Xandre. Per me è importantissimo perchè dopo la mamma è la cosa più importante per lui insieme al ciuccio e quindi lo è per me. Lo rappresenta. E' un leoncino tenero, tenero come è Xandre. In questi due giorni mi sono ritrovato molte volte davanti al poster a guardare e riguardare le fotografie. Ognuna è una finestra su un momento di felicità, di serenità. Su un bellissimo momento della mia vita. Non sono immagini, non sono insieme di colori e forme. Sono link per la memoria. Uno sguardo è dentro di me ritrovo tutte le emozioni, tutte le voci e il calore di quei momenti. Sono rappresentazioni della mia vita. Sono flaconi di energia appesi alla parete, sempre li pronti ad essere usati e soprattutto che non si esauriscono con l'uso. Ci siete quasi tutti voi, ma come ho detto 80 sono veramente troppo poche e quindi qualcuno di voi manca. Anzi siete in tanti a mancare. Ho iniziato ad usare seriamente la macchina fotografica solo negli ultimi anni e quindi ho un forte buco nei link della mia memoria meno recente. Ma non preoccupatevi è comunque tutto dentro di me. Il proposito però è quello che continuerò anche in futuro a fare fotografie e fotografie anche se qualcuno, scherzosamente, mi chiama il “giapponese” di famiglia.

martedì 2 febbraio 2010

NON CHIAMATEMI PIU' BRAVO RAGAZZO

Questa mattina ho fatto le mie prime tre ore di chemio e adesso alle 22.43 inizio la seconda terapia della giornata. Altre tre ore. Sinceramente non mi cambia molto perchè sono idratato 24 ore su 24 e quindi il famoso filo è comunque sempre attaccato. L'unica differenza è che adesso i fili sono 2. Bene, si terranno compagni fra di loro, perchè la mia intenzione è di dormire. Non preoccupatevi, tutto è regolato da una piccola pompa appesa al bastone di Mosè che gestisce i flussi e nel caso di malfunzionamenti inizia a suonare tipo sirena dei pompieri. Questa pompa è molto utile ma ha il vizio che ogni tanto va in allarme, ovviamente è tarata in modo di suonare anche se non serve piuttosto di non suonare quando serve. Il classico messaggio è “Aria nel sistema”. Qualche bollicina del cavolo che blocca tutto. Allora arriva l'infermierina di turno, schiaccia, io credo a caso, due o tre bottoni e tutto torna a funzionare. Salvo il fatto che l'allarme riparte dopo pochi minuti, e cosi fino a quando il tutto si risolve miracolosamente. Speriamo che questa scena non si ripeta soprattutto perchè è di turno Ivan, molto bravo anche lui, ma meno piacevole alla vista. Qualcuno si starà dicendo: “ok, per questa spiegazione tecnica ma cosa centra con il titolo del post?”. La risposta è “niente”, è stata solo un intro di cronaca.
Il primo mese passato qui è stato un momento di pausa, i quattro giorni passati a casa sono stati invece un momento di grande lavoro di riflessione ed evoluzione. Ho capito tante piccole cose della mia vita passata e presente. Ho capito alcuni meccanismi del mio carattere e dei miei comportamenti. Ovviamente non è stato un percorso che ho fatto da solo, c'era qualcuno ad aiutarmi. Un professionista. La cosa più importate che ho capito su me stesso è che il 23 dicembre ho smesso di essere un ragazzo e sono diventato un uomo. Il 23 dicembre la vita mi ha chiamato all'appello e mi ha detto che ero giunto ad una nuova fase. Il 23 dicembre la vita mi ha detto “adesso ci sei tu e la tua malattia da combattere e tutto il resto avrà valore solo se la sconfiggerai”. Se fino ad allora avevo sempre avuto la possibilità che qualcuno mi aiutasse facendo le cose al mio posto, che fossero lavorative o no, da quel momento non era più cosi. Solo io posso portare a termine questa lotta, posso essere aiutato dai medici e da tutti voi ma la battaglia la devo combattere e vincere io. E la differenza fra un uomo e un ragazzo è proprio questa, il ragazzo può sempre tirarsi indietro e lasciare che qualcuno più grande e forte di lui combatta al suo posto. L'uomo non può esimersi dal combattere. Non è una questione di età, ci sono uomini di 12 anni e ragazzi di 50. E' una questione di responsabilità. Ho lavorato molto sull'interiorizzare questo concetto, non è stato facile. Uno crede che sia il precorso della vita a guidarti fra le varie fasi. Prima bambino, poi ragazzo e in fine uomo. Si crede che non siamo noi a decidere quando passare da una fase all'altra ma che avviene e basta. Ma in alcuni casi invece il passaggio avviene per una presa di coscienza, così come è avvenuto per me. Prima pensavo che il considerarmi ancora un ragazzo fosse un valore aggiunto, un modo per “rimanere giovane”. Proprio qualche giorno fa una cara amica mi ha mandato un messaggio con scritto “Ciao bell'uomo, come va?”, e io le ho risposto “uomo a chi? Io sono ancora un ragazzo”, credendo che fosse la cosa giusta da dire. Adesso ho capito che la mia battaglia può essere vinta solo da un uomo e io voglio, devo vincere questa battaglia. Il ragazzo sarà sempre parte di me, del mio passato e del mio spirito. Ma adesso per vincere devo esser un UOMO. Il bravo ragazzo non c'è più.

lunedì 1 febbraio 2010

GIOCO DURO

Una frase che mi è sempre piaciuta è: “Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare”. Vi dico questo perchè domani inizia il mio secondo giro di chemio che questa volta sarà più duro del primo. I fatti dicono che il primo giro non è andato a buon fine, non c'è stata la RC, la Remissione Completa. Contro quanto ha scritto Paolo nel suo commento all'altro post, il primo round è andato alla malattia. Quindi questa volta la potenza di fuoco della chemio sarà molto più alta, farmaci più forti e a maggiore dosaggio. Come in tutti i video giochi che si rispettino, il secondo schema è sempre più difficile del primo. Ci sono nuovi nemici da combattere e nuove armi da usare. In questo giro ci sarà anche la possibilità di una temporanea perdita dell'uso della parola, di forte arrossamento degli occhi, più ovviamente tutto quello del primo ma in versione più forte. Avrò perso il primo giro, ma ho perso ai punti. Sono stato in piedi fino al gong, e spero di fare cosi anche in questo secondo giro. Sono pronto, però più che mai ora ho bisogno di voi, dei vostri pensieri positivi. Voi siete il settimo cavalleggeri, siete i rinforzi che arrivano al momento giusto. Voi siete pronti? Si, lo so che siete pronti. Quindi ri-programmate le vostre sveglie, concentratevi sulla visione della mia vita futura felice con la mia famiglia e preparate tutti i vostri pensieri positivi. Da domani si combatte. E' ora che NOI DURI iniziamo a giocare!

SECONDO GIRO DI GIOSTRA

Sono tornato nei 18mq. Prima di varcare la porta non ero troppo demoralizzato. Mi ero fatto già tutti i miei schemi mentali e avevo alzato le mie difese. Anzi, l'impulso era quello di “dai entra che prima inizi, prima finisci”. Sono entrato e istante dopo istante le cose sono campiate. Ho trovato tutto come l'avevo lasciato. Il letto al suo posto, il tavolino vicino la finestra e il mini frigo per terra uso tavolino. Questi oggetti che credevo appartenessero comunque a una parte della mia vita, non li riconosco più. Sono stato a casa solo 4 giorni ma mi sembra di non dormire nel letto dei 18mq da anni, secoli. Forse non ci ho mai dormito veramente. Sono su questa scrivania a scrivervi ma la sensazione è di malessere, non ho mai provato sistemazione più scomoda. No, questa non è la mia normalità. Nel primo giro di giostra il colpo iniziale è stato cosi forte che per non andare in sovraccarico mi sono spento. Come il salvavita dell'impianto elettrico delle nostre case. Arriva una scossa cosi forte che per non bruciare tutto, il salvavita scatta e isola l'impianto. E senza saperlo sono rimasto spento fino a quando non ho rivisto Mr X mercoledì. Credevo che il mio galleggiare fosse la giusta reazione, quella equilibrata. Ma la verità è che mi ero spento e quindi non potevo muovermi. Adesso però sono acceso e vigile. In questo secondo giro di giostra smetterò di galleggiare e nuoterò. State pronti a rivedere tutte le vostre credenze!

PS E CHE NESSUNO SI AZZARDI A DIRE BEN TORNATO!!!