venerdì 9 settembre 2016

I genitori sono importanti nella vita dei figli? Certo, con il giusto equilibrio.

Nel post del 5 aprile "E poi arriva la sportellata che non ti aspetti..." avevo scritto:
"Tu, mi hai conosciuto come la cosa più fragile e indifesa al mondo. Mi hai visto e aiutato a crescere. Io, ti ho conosciuto come la mia sicurezza, la mia forza. Il mio scudo dai pericoli della vita. Sei stato il mio modello, il mio esempio. Adesso siamo due uomini che si devono confrontare nelle loro diversità, arrivando da percorsi opposti. Tutto questo condito dai due sentimenti più forti al mondo, quello dell’amore del genitore verso il figlio e quello dell’amore del figlio verso il genitore."

È chiaro il rapporto genitore-figlio è il più complesso e intenso fra tutti i possibili rapporti umani. E' il rapporto che implica al 100% corpo/essere, cuore/emozione, cervello/ragione, pancia/istinto e anima/spiritualità. I cinque elementi che per me formano l'identità di ogni essere umano. Pensate solo all'intensità e alla particolarità del rapporto corpo/essere che c'è fra mamma e figlio. Per 9 mesi sono stati lo stesso corpo/essere ma la mamma ne ha il ricordo e la consapevolezza di ogni istante, per il figlio è impossibile solo anche immaginarlo. Pensate come può essere difficile capirsi in certi momenti, se neanche riusciamo ad avere gli stessi ricordi. 

In Italia per i primi venti, trent'anni lo scopo principale di questo rapporto è la creazione dell'identità del figlio, cioè prepararlo ad affrontare autonomamente la realizzazione della sua vita, nel contesto sociale. Fino a qualche generazione fa, questa fase durava al massimo vent'anni, ma aumentando la complessità del sistema sociale, soprattutto in Italia, senza aiuti extra famiglia, la cosa si è notevolmente complicata e i tempi si sono allungati. Consideriamo anche che questo aumento della complessità sociale implica, che la stessa identità dei genitori, è sempre in continua evoluzione e cambiamento e in un rapporto dove l'equilibrio è fondamentale, non è certo un facilitatore. 

Veloce parentesi sul fatto che il figlio dalla sua è solo, e i genitori, normalmente sono due. Cosa vuol dire? Che parte importantissima del rapporto genitori-figlio è il rapporto fra i genitori stessi. Sicuramente molto di più del fatto se i genitori siano uno o due. Complicato è il rapporto fra i genitori, complicato sarà il rapporto con il figlio e soprattutto la creazione della sua identità perché si troverà a scegliere fra due visioni diverse, facilmente anche opposte e conflittuali, della vita, senza avere ancora tutti gli strumenti per farlo. Creandogli senso di dubbio e insicurezza. 

Il peso del rapporto inizia totalmente sbilanciato sui genitori che partono con l'essere il 100% dell'identità del figlio, come estensione rielaborata della loro. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, con una velocità crescente, l'identità del figlio inizia ad evolversi e ad allontanarsi da quella iniziale 100% coincidente con quella dei genitori. Compito del genitore è proprio quella di guidare e aiutare il figlio nella formazione della propria identità, ricordandosi che per far questo deve in qualche modo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, rinnegare la propria che aveva proiettato su quella del figlio. Immaginate la difficoltà. Da un'identità del figlio 100% coincidente con quella dei genitori, a una che deve diventare al 100% autonoma. Qui i buoni genitori fanno la differenza.

La fase più critica e credo anche più importante per il futuro rapporto genitori-figlio, è la fase della "ribellione" del figlio, quella in cui il figlio vuole prendere gestione della propria identità, vuole scegliere lui e anche se non sempre lo ammette, vorrebbe anche sentirsi dire:"Bravo hai fatto la scelta giusta". Questa è una fase delicatissima del rapporto, perchè da questo momento in poi è fondamentale il giusto equilibrio dell'intervento del genitore nell'identità, nella vita del figlio. 

Da questo momento di rottura in poi, cioè da quando il figlio inizierà a voler scegliere da solo, nella sua identità ci sarà una fortissima evoluzione che lo dovrà portarlo alla realizzazione di una propria al 100%. Se non ci riuscirà, avrà per tutta la vita dei forti problemi con se stesso e con i genitori. Facilmente sarà insicura e non crederà in se stesso. 
Identità che sarà comunque legata a quella dei genitori perchè è da li viene ma non sarà più quella dei genitori. Situazione facile per il figlio, molto meno per i genitori perchè dovranno accettare che il figlio faccia delle cose che per loro sono sbagliate. Dal distacco in poi, i genitori saranno importanti nella vita del figlio per quanto saranno capaci di trovare il giusto equilibrio fra la loro identità e quella del figlio. 

In questa fase il figlio non è cosciente e non ha nemmeno gli strumenti per capire cosa sta succedendo, non è un'evoluzione volontaria e ragionata, a staccarsi dalle scelte dei genitori e diventare autonomo. Tutti i suoi cinque elementi lo spingono a voler scegliere lui. I genitori invece devono capire cosa sta succedendo, e si, loro in modo attivo e ragionato, devono gestire la situazione e accompagnare il figlio nella realizzazione della sua autonomia. Questo non vuol dire che devono quindi fargli fare tutto quello che vuole, non ha ancora la capacità e l'esperienza per decidere in tutta autonomia, ma devono guidarlo senza il conflitto. Sbagliato è anche l'approccio:"tu non capisci niente, sei ancora un bambino". Credibilità è la parola chiave, se i genitori vogliono avere credibilità nei confronti del figlio, vogliono essere ascoltati dal proprio figlio, per prima cosa devono darne a lui. Devono dargli credibilità. Confrontarsi veramente con lui, da pari, lasciandolo spiegare e chiedendo chiarimenti, dando la propria visione e che non sia evidenziare quello che della visione del figlio non va bene e ritenete sbagliato. Dare credibilità vuol dire riconoscere l'identità di una persona. I genitori devono ogni giorno fare piccoli passi indietro nella gestione della vita del figlio, per permettere a lui di crescere e avere una propria vita. Avere una vita vuol dire avere un'identità. 

Quello che spero di riuscire a fare coi miei figli, è accettare che diventeranno qualche cosa totalmente separata da me, con la loro vita e identità. Che faranno cose che io non farei, che penseranno cose che io non penserò. Lo so che vuol dire accettare di perdere parte del mio corpo/essere, cuore/emozione, cervello/ragione, pancia/istinto e anima/spiritualità ma solo così loro vivranno.

mercoledì 7 settembre 2016

I figli sono la cosa più importante della famiglia? Certo, temporaneamente e a part-time.

I figli sono la cosa più importante della famiglia? Certo, temporaneamente e a part-time.

Un accenno in una discussione di ieri sera con amici, un articolo del Corriere sulla mancanza della voglia dei genitori di oggi di educare i figli, tante riflessioni già fatte in passato e ho deciso di scrivere qualche cosa in merito. 

Argomento scottante, complesso e soprattutto "ogni scarrafone è bello a mamma sua", quindi alcune premesse. La prima, ognuno è libero di pensare e fare quello che vuole nella e della propria vita, l'importante è che non lo faccia dando fastidio agli altri. La seconda, questa è solo poco più di una riflessione sul ruolo dei figli e dei genitori nella famiglia, volutamente evitando anche minimi accenni al fertilityday, a uteri in affitto, ad adozioni per gli ultra 80enni, ecc. Terza premessa, lo so che la mia vita non è perfetta e consapevole di questo, penso spesso e qualche volta agisco per cercare di migliorarla e sono padre e figlio anche io.
Soprattutto qui non parleremo dell'immenso amore che ogni genitore ha per i propri figli e quello dei figli per i propri genitori. Qui parliamo di comportamenti, di relazioni fra persone che, vista la lunga durate della rapporto, cambiano e cambiano molto.
Ultima premessa. I figli sono una cosa bellissima, avere dei figli è lo scopo ultimo dell'uomo sulla terra. Sì, siamo liberi di non farli, di essere felici nel non averli o tristi e incazzati perché non è nostro destino ma l'essere umano è da 2.8 milioni di anni sulla terra, fondamentalmente lottando per la sopravvivenza della specie attraverso la riproduzione. Cioè è sulla terra per far figli. Lo so, che ho semplificato molto e oggettivizzato ma almeno per i primi 2,7999 milioni di anni la maggioranza dei membri della nostra specie ha fatto fondamentalmente questo e per i primi 2,6 milioni di anni, lo hanno fatto tutti.

Partiamo da 0 + 1 mese. Vi risparmio la sala parto, il rientro a casa e i problemi a scaldare i primi biberon. 
Adesso c'è un figlio ed è nato un mese fa, è il primo e ha tutto l'amore dei suoi genitori. Essendo il primo, quel mese per i genitori è sembrato 1 anno, dal secondo figlio si va in radice quadrata. Finalmente al 4° figlio, dice chi ha avuto il coraggio di farlo, torna la reale percezione del tempo. Dal 5° non si ricordano più i nomi dei figli nella sequenza corretta. Ai nonni, questo succede dal 3°. 
Un anno di soli giorni, nel senso che di notti con il relativo concetto di sonno/riposo non se ne ricordano, sicuro per la mamma, se il padre è volontariamente collaborativo, neanche per lui. Comunque sono felicissimi, quando parlano del figlio, più o meno saranno 6+1 mesi che parlano solo di quello, i loro occhi si illuminano, i loro sguardi si incrociano e per i primi 6 mesi c'era anche un bacio di chiusura e una toccatina alla pancia. Nell'ultimo mese, uno dei due sta sicuramente cercando di fare qualche cosa per far smettere di piangere l'amato bambino. Qualcuno dice anche: "Povero... le coliche?", nel parlato non si pronuncia il "?". Per i non esperti, "coliche" è l'espressione sintetica di: "ma sta santa creatura che c'ha adesso da piangere? Ha mangiato, fatto i bisogni, gli abbiamo cambiato il pannolino, ha un chilo di fissan sul popo. Sarà mica posseduta?". Normalmente dal secondo mese compare una piccola croce d'oro appesa con una spilla nella culla. Io non so, ma magicamente alla comparsa della croce le coliche svaniscono. Calma, non preoccupatevi a breve arriveranno i dentini. Marito e moglie lottano ancora per avere un minimo di intimità, il ricordo delle notti di passione è ancora fresco, soprattutto per il, fra brevissimo nella storia, maniacochepensasoloaquello, e riescono anche a ritrovare attimi di armonia e desiderio. Attenzione!!!! Si rimane incinta anche se si allatta, non fate cavolate che poi, veramente, si complicato tutto. Date al nascituro il tempo di godersi la vita da solo, usate il preservativo.

I primi 2/3 anni sono molto impegnativi ma niente al mondo è più prezioso del primo sorriso di tuo figlio, e poi parla anche, cammina, ti chiama "papà" e altre mille bellissime cose. Indiscutibile, tuo figlio è la cosa più importante della tua vita. Dalla prima volta che l'hai visto, la famiglia è lui e poi loro.

Superate tutte le fatiche dei primi anni e primi figli, la relazione tra madre e padre torna ad esserci e molte volte anche civile. Ed ecco qui la prima grande evidenza, il primo grande segno del cambiamento nella relazione, nella famiglia. Non ci sono più una moglie e un marito ma una madre e un padre. E' chiaro, i ruoli sono cambiati, ed è giusto che sia così. Attenzione!!! Se i genitori, incominciano a chiamarsi anche fra di loro mamma e papà, basta finito il post, tutti a letto. 
Altro segno evidente del cambiamento è come la famiglia cammina sul marciapiede, se è stretto, mamma davanti con passeggino e/o bambino più piccolo, altri figli dietro e papà che chiude la fila. Se il marciapiede è abbastanza largo. Genitori ai lati e figli in mezzo. Una volta era: marito e moglie affiancati, mano nella mano, sempre, qualsiasi fosse il tipo di marciapiede. Per quelli stretti, ovviamente il prode marito, in mezzo alla strada a rischiare la vita.
Stessa cosa la domenica mattina nel lettone, che ovviamente ha preso questo buffo e simpatico nome da quando ci sono i figli, prima si chiamava semplicemente "letto". Mamma e Papà ai lati e i figli nel mezzo, anche qui, come per il marciapiede, per una imprescindibile questione di sicurezza.

Passano gli anni, passano i decenni. Stesso argomento fra mamma e papà, i figli. Cambiano solo i numeri. Il numero dei figli, le taglie dei vestiti, il numero di scarpa, il numero della classe, il costo delle attività extra-scolastiche, il numero delle attività extra-scolastiche. Quarta, quinta o sesta malattia? Anche la medicina a un certo punto ha deciso di semplificare, dando i numeri.

Passa un ventennio. Arriva il momento del distacco, i genitori devono staccarsi dai figli. Devono trovare le giuste motivazioni per sopportare questo enorme sacrificio, devono trovare il modo per sopportare il non parlare più, solo e sempre, dei loro figli. Fortunatamente ancora per qualche anno, anche se i figli non vivono più in casa, si riesce a concentrare tutto su di loro ma passato un trentennio, soprattutto per la salute mentale dei figli, bisogna che mamma e papà cerchino qualche cos'altro per riempire i loro pensieri, la loro vita.

Le coppie miracolate, quelle che oltre a mettere la croce d'oro nella culla se l'erano appesa anche sopra il "letto matrimoniale", ritrovano i loro ruoli originali di marito e moglie e li ritrova l'equilibrio e lo scopo dell'essere famiglia. Perché, comunque, passato anche un quarantennio, quando i figli parlano di famiglia, non parlano più della loro mamma e del loro papà, parlano dei loro figli. Qui ci sta una bella lacrimuccia, ma è giusto così. Per natura, hanno cambiato il loro ruolo da figli a genitori, come hanno fatto tutti i genitori.

Ho iniziato dicendo che i figli sono la cosa più importante della famiglia "temporaneamente", perché lo sono per il tempo che ricoprono il ruolo principale di figli, quando diventano altro, allora è tempo di staccarsi e lasciarli vivere nel nuovo ruolo che avranno scelto. Per farlo bisogna con consapevolezza, forza e determinazione uscire dal ruolo principale di genitore. È molto difficile perché vuol dire trovarsi un nuovo ruolo principale da ricoprire. Trovarsi un nuovo scopo nella vita.
Scrivo anche che è "a part-time" perchè ogni genitore dovrebbe trovare il tempo di continuare a coltivare i propri ruoli secondari, le proprie passioni. Il ruolo dello sportivo, della lettrice, del tifoso, della cuoca o sarta. Soprattutto dovrebbe continuare a coltivare il ruolo di marito o moglie, proprio perchè quando dovrà abbandonare quello di genitore, potrebbe il forte rischio che sia costretto a ricoprire quello di "convivente di una persona sconosciuta".

domenica 4 settembre 2016

Fermati! Non parlare, non scrive...

Fermati! Non parlare, non scrive... ancora. Fermati e rifletti. Se quello che stavi per dire, scrivere, ti farà sentire meglio, ti farà sentire superiore agli altri, perché tu hai capito tutto, perché tu sai e gli altri no. Se hai certezze e non idee, se parlerai di persone e userai solo frasi affermative e non userai mai punti di domanda, allora è chiaro, stai zitto e non scrivere. Se invece non sei sicurissimo di quello che stai per dire o scrivere, se invece hai il dubbio di poter dire o scrivere una cosa sbagliata ma lo stai facendo con onestà e voglia di confronto, se sei pronto ad essere smentito e rivedere tutto, se sei pronto ad ammettere di aver torto. Se hai idee e non certezze, se parlerai di progetti e cose, se inizierai dicendo "io credo..." e "potrebbe essere", allora parla e scrivi.

Questa settimana, tre argomenti su cui ho avuto occasione di leggere, ascoltare, riflettere, parlare e scrivere, sperando di averlo fatto in quest'ordine, sono stati: il terremoto, la scelta di una ragazza di non seguire trattamenti chemio per curarsi e la vignetta di Charlie Hebdo sul terremoto. Tre argomenti complessi da affrontare, capire e soprattutto su cui è molto difficile farsi un'opinione che sia il giusto equilibrio tra la mente/ragione, il cuore/emozione, la pancia/istinto e l'anima/la fede. Su argomenti così pieni di forza, dove ci sono scelte personali, sofferenza e morte, è molto facile che prevalga uno solo dei quattro elementi, e molti degli articoli e post che ho letto ne sono stati la dimostrazione.
Io credo, che la corretta guida per affrontare questi argomenti sia il dubbio, analizzando gli eventi e non giudicando le persone. Solo attraverso il dubbio possiamo essere aperti per vedere le cose sotto più punti di vista per poter ampliare il più possibile il nostro.

sabato 3 settembre 2016

Una piccola scossa di terremoto...

Questa mattina ho scritto in commento a un post di Paolo: "4 anni fa nella bella e soprattutto civile Cuneo, ho prima acquistato e poi ristrutturato un pezzo di un rudere di una cascina del 1600. Rudere situato in una zona a vincoli paesaggistico. Cuneo è zona sismica quindi la prima cosa che mi hanno obbligato a fare è la costruzione di un cordolo in cemento armato per tenere uniti i muri in pietra e su cui oggi poggia il tetto nuovo. Dopo aver saputo del terremoto, mi sono subito gongolato pensando al mio cordolo.
Qualche giorno dopo leggo un articolo dove un ingegnere di Torino analizza le fotografie dei crolli e cerca di individuare le cause. Bene in quasi tutti i casi, la causa è stato il cordolo in cemento armato che con il suo peso eccessivo per i sottostanti muri in pietra ha letteralmente schiacciato la casa crollandoci sopra. Lavori fatti secondo le attuali norme antisismiche. Pazzesco vedere le case distrutte con cordolo e tetto perfettamente integri. Quindi? Non credo sia solo un problema di corruzione, non credo sia solo un problema di case costruite male facendo abusivismi. Anzi il continuare a concentrarci su questi argomenti, complicando tutto in modo assurdo, ha impedito fino ad ora di definire un sistema di sviluppo urbanistico sostenibile e soprattutto sicuro. Adesso a me non interessa sapere di chi è la colpa se i miei figli dormono con un cordolo in cemento armato, forse troppo pesante per i sottostanti muri, sopra la testa, adesso io voglio sapere cosa fare per mettere veramente in sicurezza la vita dei miei figli."

e questa sera mentre guardavo "Piovono polpette 2" con i bambini, abbiamo sentito una piccola scossa di terremoto. I siti parlano di un grado 3.2 a una trentina di chilometri da qui. Come è arrivata è passata ma le parole riportate qui sopra assumono un valore per me ancora più forte, consapevole della fortuna che per noi sono parole, invece per miglia di persone adesso sono realtà e dramma.

domenica 28 agosto 2016

Terremoto


Questi sono giorni di dolore e dramma, tante persone sono morte e tantissime stanno male a causa del terribile terremoto che ha colpito il centro Italia. È difficile trovare una risposta al perché debbano succedere queste cose, non ci possiamo accontentare di un semplice "è la natura". In questo caso sapevamo che quella è una zona a rischio e dovevamo lavorare, agire perché le case venissero messe in sicurezza. Esiste tutta la tecnologia necessaria perché queste cose non succedano più. Ci perdiamo in mille cose e non riusciamo a dare le giuste priorità. Non possiamo giustificarci con "i terremoti non sono prevedibili", non sappiamo quando ma sappiamo che ci saranno. Non possiamo evitare un terremoto ma possiamo agire perché quando ci sarà le case non crollino.
È anche inutile cercare le colpe, serve solo ad accontentare i nostri temporanei mal di pancia, dobbiamo cercare le cause e poi agire per risolverle. Tutti, non solo "i politici", si prendano la responsabilità di agire per mettere le case italiane in sicurezza, prima di tutto chi ci abita, poi chi le progetta e le costruisce. Non dobbiamo farlo perché ce lo dice la legge, dobbiamo farlo per noi, per la nostra vita e quella dei nostri figli. Dobbiamo essere per primi noi i responsabili del nostro futuro, solo se tutti agiremo, le cose cambieranno.
Questi eventi scatenano in ognuno di noi una forte energia, l'energia della rabbia, non sprechiamola urlando, sbraitando e cercando le colpe, usiamola per agire per risolvere le cause.

E adesso non pensiamo solo al ricostruire, agiamo subito anche per prevenire altri morti, mettendo le case di tutti gli italiani in sicurezza.

E cosa dirò ai miei figli?
Dirò che ci sono state tantissime persone che senza dire niente sono partite nella notte, che ci sono state tantissime persone che nel silenzio hanno scavato a mani nude per ore e ore. Dirò che è stata la forza della speranza che ha dato l’energia a queste persone. Dirò che anche davanti alla devastazione di un terremoto, niente è più forte della speranza di un giorno migliore. Gli dirò di credere negli uomini, soprattutto in quelli che non parlano, che agiscono e che guardano al domani con la speranza in un mondo migliore. Cercherò di insegnargli a essere così, a prendersi le proprie responsabilità e ad agire.

martedì 2 agosto 2016

Adamade, siamo tutti figli di Adamo.

Adamade, siamo tutti figli di Adamo, è così che ci voglio vedere, è così che ci dobbiamo vedere. Tutti figli dello stesso padre, anche se molto diversi. Io non mi voglio arrendere, non voglio credere che la differenza sia il problema, continuo a credere che la differenza, anzi, sia il valore. Cerchiamo, vediamo il punto di unione per poi valorizzare le nostre differenze, e il punto di unione è che siamo tutti parte della razza umana, che siamo tutti parte di questo mondo.
Per me non esiste bianchi o neri, cristiani o mussulmani. Per me esistono persone che agiscono nel bene e persone che agiscono nel male. Le prime sono quelle che agiscono per un mondo migliore, un mondo migliore per loro e per gli altri. Un mondo dove tutti possono essere liberi nel loro agire senza limitare la liberta dell’agire degli altri. Le seconde sono quelle persone che per i propri interessi, sono disposti a togliere la liberta agli altri, sono disposti a far soffrire altri.
Sono convinto che è una nostra scelta, decidere se essere una persona che agisce nel bene o una persona che agisce nel male. Non si nasce buoni o cattivi, ognuno di noi è buono e cattivo. A noi la scelta di come agire, e questa scelta dipende dai nostri valori, dai criteri di giudizio che usiamo nelle nostre scelta quotidiane.
Se per noi sono più importati i soldi, il potere, l’apparire del condividere, del bene comune, del futuro del pianeta, se è più importante l’io del noi, allora molto probabilmente agiremo nel male.
Pochi decidono i propri valore consapevolmente, molti utilizzano i criteri di scelta della loro famiglia, della loro comunità, della loro società. Valori che spesso arrivano ancora dalle paure primordiali, criteri che arrivano dalla paura della tribù nemica, della fame, della morte. Dalla paura che tutto quello che non conosciamo è pericolo. Se cresci in un posto dove tutti ti dicono che il diverso è male, è pericolo, avrai paura del diverso e non lo vorrai. Lo considerai tuo nemico e lo combatterai.
Riflettiamo tutti su quello che veramente riteniamo importante nella vita e con grande coraggio combattiamo le nostre paure, non il diverso. Cerchiamo di agire nel bene.

Io credo in tutto questo perché voglio il bene per i miei figli.

lunedì 1 agosto 2016

Non esiste giusto o sbagliato, esiste vivo o morto. Tu sei vivo e questo ti deve bastare per essere felice.

Possibile che sia cambiato così tanto?

Chi?

Io. Era vero, era il cortisone a fare la differenza.

No, sei tu. Giusto un anno fa, dicevi che il Luglio 2015 è stato uno dei mesi più belli della tua vita, e non prendevi il cortisone. E' che ora sei stanco. Hai fatto due cicli di terapia in un mese, sarà pure "dei vecchietti" ma è sempre chemio.

Non è una bella consolazione, visto che andrò avanti così per un bel po' di tempo.

Ritrova il feliciano che c'è in te. Inizia dal fatto che sei vivo e poi ritrova le giuste priorità. Ti sei semplicemente perso, sei uscito dal tuo centro. Stai dando troppo peso a cose poco importanti. E' già difficile per una persona normale affrontare ogni giorno, rimanendo fedele ai propri valori senza perdersi. Tu hai anche gli occhi, i polmoni, il cuore, la gvhd e tutta la chimica da gestire, ringrazia se non sei ancora andato fuori di testa.

Sei sicuro che non sia ancora andato fuori di testa? Mi è sempre più difficile riconoscermi. Alla mattina non riesco a uscire dal letto, non trovo le motivazioni.

Ti ricordi in ospedale? Quanto ti mancavano i bambini, quanto ti mancava l'aria fresca. Eri richiuso in una camera e non potevi uscire. Ti ricordi quanto stavi male, da non poter mangiare e alzarti dal letto? Ripensa a quei momenti e non dare per scontato tutto quello che hai adesso. Anzi, lo sai bene quanto vale tutto quello che hai. Accetta i tuoi limiti, accetta che non puoi sempre andare al massimo. Dai valore al presente, smettila di giudicarti, sii più clemente con te stesso. Non esiste giusto o sbagliato, esiste vivo o morto. Tu sei vivo e questo ti deve bastare per essere felice.