venerdì 30 aprile 2010

FORTE SCOSSA

Questa mattina verso le 9 c'è stata una forte scossa di terremoto. Non saprei dirvi di che entità ma sicuramente molto forte. Qui nei 18mq è caduta la porta e le pareti presentano innumerevoli crepe. Minuto dopo minuto c'è qualche pezzo di calcinaccio delle pareti che si stacca. Proprio adesso mentre scrivo ne è venuto giù uno enorme che ha fatto un buco di un paio di metri... le pareti dei 18mq stanno crollando. La cosa strana è che tutto il resto dell'ospedale sembra intatto, per strada la vita continua e nessuno sembra si sia accorto di niente. Sembra proprio che l'epicentro sia stato nei 18mq e tutti i danni si siano concentrati qui. Tutto si sta sgretolando, le pareti che per quasi 100 giorni sono state i miei confini di movimento e molte volte anche di pensiero si stanno letteralmente sbriciolando in polvere. Entro oggi pomeriggio non ne rimarrà più niente. Io sono molto scosso, non ero pronto ad un evento cosi importante oggi. Non so se scappare, se fermarmi a riflette o cosa. Una cosa è certa questa notte non dormirò più qui.

giovedì 29 aprile 2010

LIBERO NELLA PRIMAVERA

Ieri sera mi hanno finalmente liberato per qualche ora dal bastone di Mosè (il servo muto delle flebo). Dopo ben 24 giorni di legame stretto, di convivenza forzata, di schiavitù da lui (e meno male che lo chiamano servo muto) ero libero. Potevo girare per la stanza senza fare i soliti calcoli di ingegneria avanzata per capire fin dove potevo arrivare senza portarmelo dietro. In quei primi momenti di libertà mi sono avvicinato alla finestra e ho guardato giù e … ho visto per la prima volta la primavera. Nel cortile dell'ospedale c'erano dei bambini in maglietta che correvano nel prato verde e fiorito. Per un attimo mi sono sentito li con loro, con il tepore della primavera sulla pelle e la libertà di correre nei prati dopo mesi e mesi di neve e pioggia. Erano settimane che guardavo fuori dalla finestra ma sempre dal letto o dalla poltrona e quindi il panorama erano le cime delle montagne all'orizzonte.

martedì 27 aprile 2010

BASTA, IO NON SONO COSI'!!!

Basta, io non sono così. Basta piangersi a dosso, basta fare la vittima. Io non sono così. Ok, mi sono leccato abbastanza le ferite nascosto in un angolo. Ora sono quasi arrivato e anche se non vedo la cima so che c'è e so che è vicina e che io ci arriverò. So che starò ancora male, che le mie budella si contorceranno, che la nausea e il vomito saranno miei compagni per i prossimi mesi ma io arriverò in cima. Non c'è alternativa. So che siete tutti con me, che ho sempre le vostre energie su cui fare affidamento, il vostro affetto, la vostra stima. In cima ad aspettarmi c'è la cosa più importante della mia vita: la mia famiglia e tutti voi. Adesso è dura ma più la prova è dura più la soddisfazione è grande nel superarla. Basta guardare la pietraia sotto i miei piedi, il mio istinto mi farà camminare passo dopo passo senza inciampare. Io devo alzare la testa e guardare l'orizzonte e visualizzare la cima e allora la pietraia passerà e cosi anche la collina e qualsiasi cosa ci sarà dopo e io sarò in finalmente in cima.

SCOLLINARE

La cime è ancora dietro la collina, non la vedo. So che non sono lontano perchè ho percorso già tanta strada ma non la vedo. Sto sudando, le gambe mi fanno male, ho quasi finito l'acqua. Sto finendo le energie. Il sole picchia, intorno a me non ci sono più alberi a farmi ombra, solo la pietraia rovente davanti a me. La pelle mi brucia dal sole, il sudore mi cola per le tempie. Non posso fermarmi sono troppo stanco per riposare e prendere fiato. Fermarmi sarebbe la fine. Ma non vedo la cima, non vedo la fine della fatica. Se solo riuscissi a scorgerla troverei sicuramente le energie per fare gli ultimi metri ma non si vede. Faccio ancora qualche metro, provo ancora ad alzare gli occhi ma sempre e solo la pietraia rovente. Sudo, lo zaino mi pesa un quintale sulla schiena, sto perdendo il ritmo dei passi. Inciampo e cado ma riesco a rialzarmi. Mi fermo per prendere fiato ma la fatica di ripartire è maggiore del ristoro della piccola pausa. Continuo ma ogni passo è una scalata a se. Cerco di concentrarmi sui passi, cerco di non pensare alla scalata ma solo ad un passo alla volta. So che l'unico modo per arrivare in cima è fare un passo alla volta ma la stanchezza è forse troppa. Mi perdo ancora coi pensieri: “e se scollinando non vedo ancora la cima? No, non ce la posso fare, ho bisogno di vedere la cima. Questa è una scalata che non prevede la possibilità di arrendersi e di tornare giù prima di aver raggiunto la cima. Anche una tempesta non mi dovrà fermare”. Io devo arrivare in cima ma adesso non sono più sicuro di riuscirci. Spero in una nuvola che mi faccia ombra per un po' di ristoro ma il cielo è un mare azzurro senza una minima increspatura, sole e tanto azzurro. Ok è chiaro: non ho alternative. Facciamo un altro passo e poi vedremo... non la vedo ma la cima c'è da qualche parte dietro la collina.

domenica 25 aprile 2010

LETTERA DALLA MAMMA

Ieri ho ricevuto inaspettatamente una bellissima lettera da parte di mia Mamma. Un lettera di quelle che dal cuore passa alle mani e dagli occhi arriva al cuore. Una lettera che non è passata dalla testa, non è stata ragionata o pensata e pesata. Pura anima e istinto. Una lettera di solo 20 righe ma cosi piena di sentimento e di verità che anche se fosse stata di 1000 non avrebbe potuto dire di più. L'ho letta e riletta e tutte le volte lo stesso effetto: la sensazione di aver ritrovato quel legame viscerale del cordone ombelicale con mia Mamma. Ho avuto il dubbio se pubblicarla o no ma poi ho desistito. E' una lettera di totale intimità fra lei e me. Non c'è scritto niente di particolare, non ci sono particolari scabrosi delle nostre vite. Ci sono solo tanti sentimenti messi a nudo. Ricevere la lettera ha rinnovato in me la fiducia che quello che ci dicevano da piccoli, che ci sono i buoni sentimenti, che bisogna amare senza vergognarsi e il resto, siano tutte cose vere. Cose nascoste nella giungla della nostra società moderna che ci spinge a vergognarci di avere dei sentimenti positivi e ci esalta ad avere quelli negativi, ma che ci sono e sono alla base di tutto. Mi piacerebbe poter ricevere altre 10, 100 lettere come questa ma poi alla fine ne basta anche solo una. Grazie Mamma, ti voglio bene!

venerdì 23 aprile 2010

PRIMA PROVA DI CAMBIAMENTO

Una delle cose che ci chiediamo sempre io e Yara durante i nostri incontri amoroso pomeridiani è quanto questa esperienza ci ha e ci stia cambiando e se in bene o in male. La speranza è in un cambiamento positivo che ci permetterà in futuro di avere una visione della vita e soprattutto un comportamento vicino ai valori che condividiamo. Se non fosse così non potremmo certamente giustificare tutto quello che ci è successo. Pensare che invece sia stato un momento di insegnamento ci aiuta ad accettarlo e a renderlo parte delle nostre vite, anche se sappiamo che alla fine saremo comunque noi a decidere quanto ci ha cambiato e come. Oggi sono quattro mesi dal mio primo ricovero, un po' d'acqua è passata sotto i ponti e potrei iniziare a fare le prime considerazioni ma mi sono riproposto di aspettare fino a quando non avremo qualche certezza in più sul decorso della malattia e soprattutto di essere tornato, per quanto possibile, alla mia vita normale. Elaborare quello che mi è successo adesso è prematuro e soprattutto sarebbe inquinato dall'ambiente dell'ospedale. E' ovvio che questa vita non mi va bene e quindi che c'è un fortissimo stimolo al cambiamento e al volerla migliorare, ma il dubbio è: “quando sarò tornato alla normalità, vorrò ancora fare dei cambiamenti nella mia vita? Oppure tornato tutto come il prima del 23 dicembre, tirerò solo un sospiro di sollievo e tirerò dritto per quella strada già tracciata qualche anno fa?”. Io voglio cambiare, voglio dare più importanza alla mia famiglia e alla nostra felicità. Io voglio condividere più cose con loro e vivere una vita meno accentrata sul lavoro. Ed è per questo che spero che questi quattro mesi mi lasceranno comunque dentro un segno tale da non cadere nel tranello di preferire la vecchia strada per la nuova. Ma per saperlo ci vorrà ancora qualche mese o forse qualche anno.
Ieri ho avuto la prima prova da superare. Verso le 10 mi è arrivata una e.mail per conoscenza da uno nei nostri clienti più importanti che si lamentava e che minacciava di interrompere il rapporto. Una di quelle e-mail che ti rovina non la giornata ma la settimana, se non il mese intero. Ho iniziato a sentire quel leggero panico che serve per lo stimolo per l'adrenalina, fondamentale per affrontare il problema, e ho subito cercato di contattare l'ufficio per avere più informazioni e farmi spiegare. La mia testa ha iniziato a macinare supposizioni e ipotesi su cosa fosse successo e su come risolvere la situazione. Attività celebrare totalmente inutile perchè non avevo nessun tipo di informazione. Dopo due minuti ho iniziato la seduta con la psicologa che subito mi ha chiesto cosa era successo perchè non riuscivo a stare fermo sulla sedia. Ero agitatissimo, non riuscivo a concentrarmi su quello che mi diceva. Il mio cervello era totalmente impegnato dal problema di lavoro. Fortunatamente dopo qualche minuto mi sono detto che tanto non avrei potuto fare assolutamente niente, che i miei collaboratori erano perfettamente in grado di affrontare e risolvere il problema e che la mia guarigione rimaneva senza ombra di dubbio la mia principale ed unica priorità. Tutte le mie energie dovevano e devono essere impegnate solo per quello. Non so se ho superato o no la prova, una cosa è sicura che non ho più chiesto niente in ufficio. Sono riuscito a distaccami dal problema.

giovedì 22 aprile 2010

10

Finalmente inizio a stare un po' meglio. Niente di eclatante ma finalmente ieri mi hanno tolto l'alimentazione via vena e sono tornato a quella normale. Hanno anche diminuito la morfina, adesso siamo a 2 fiale al giorno. Il bastone di Mosè si sta alleggerendo. Il fastidio che più mi da ancora problemi è il dolore alla gola quando deglutisco, tipo quando si ha un fortissimo mal di gola. E' abbastanza debilitante perchè già l'appetito è zero, anzi tendente al negativo, sommandoci anche il ricordo del dolore nel deglutire l'alimentazione diventa sia fisicamente che mentalmente un problema. La cosa che però più mi manca per fare finalmente il grande salto per uscire da questo stato di semi depressione è la notizia che finalmente i globuli bianchi sono ripartiti. Il loro numero ha iniziato ad aumentare. Tutti le mattine aspetto la telefonata delle 9.30 che dall'ufficio dei medici mi dicono il numero del giorno, il numero dei globuli bianchi. E per ora rimane sempre 10. 10 è diventato quasi un incubo. I medici dicono che il numero potrebbe essere falsato dal fatto che molti globuli bianchi potrebbero essere impegnati nella lotta alla mucosite. Però per quanto mi riguarda ci sono troppi condizionali.