lunedì 18 aprile 2016

Fate che piova...

Veramente, però, fate che piova!!!! Altrimenti i miei post saranno tutti uguali. Se c’è il sole io faccio e poi arrivo al limite. Questa mattina alle 7 pioveva anche ma poi è uscito il sole. Io mi sono incasinato e ho alzato ancora l’asticella. 

Cosa ho fatto? Giocato a pallone con Xander sotto il sole alle 14.00. In canottiera, e ho anche vinto 7 a 5.

Xander ha 8 anni, ma negli ultimi 6 io non ho mai avuto il fiato per giocare più di 2 minuti. Facevo due passaggi, 20 metri di corsa e mi fermavo, non riuscivo più a ripartire. Fino a oggi, il massimo è stato giocare a passaggi per 10 minuti. Oggi è stata la prima vera sfida all’ultimo dribbling. Xander è bravo, corre, tira bene e soprattutto gioca duro. Lo sanno bene le mie caviglie, polpacci e stinchi. Cavolo, Xander ha 8 anni.

Questa è stata la prima tacca dell'asticella.

Verso le 16.30, ho deciso di vedere se la moto ripartiva dopo il fermo autunno/invernale. E’ ripartita. Caricato Xander, dopo aver chiesto il permesso a Yara, è siamo andati a fare un giro. Inizialmente doveva essere un giretto di 5 minuti ma poi tutto quadrava, la temperatura era giusto, Xander si stava divertendo e io ancora di più con lui abbracciato a me. Il giretto si è allungato e siamo anche andati a fare “una vasca” in centro a Cuneo e una fotografia davanti alla sua scuola. Non sia mai che domani qualcuno non ci creda. Anche questa è stata “la prima volta”. Xander era già salito con me in moto, ma sempre giretti nella via e seduto davanti a me. Oggi è stato il primo giro vero, seduto dietro.

Mentre andavamo, pensavo al discorso della zona confort e di quella di apprendimento. Sono convinto che uno dei ruoli del padre, sicuramente fra i più importanti, sia portare i propri figli fuori dalla zona di confort, lontano da televisione, iPad, lego, per portarli nella zona di apprendimento, dove provare cose nuove. Sempre però con la sicurezza che può dare un padre vicino ai propri figli. Il padre, secondo me, deve allenare i figli a fare, a provare, a uscire dalla loro vita comoda per sperimentare cose nuove. Non c’è differenza in merito al sesso dei figli. La madre li protegge nel suo grembo e li coccola, il padre li lancia in aria per riprenderli al volo. Frase non mia ma letta in un libro o forse ascoltata alla radio, con cui sono totalmente d'accordo.

Poi ho portato anche Kiki. Questa volta è stato solo un "vero giretto" ma era seduta dietro e mi abbracciava anche lei. Bellissimo. E’ salita dicendomi: “Papà ho paura” ma ha passato tutto il tempo a urlarmi da sotto il casco: ”fai le accelerate che mi piacciono tantissimo”. A ogni accelerata, non preoccupatevi sono un padre responsabile ma soprattutto adoro i miei figli, sentivo che Kiki rideva di gioia e mi stringeva più che poteva, facendomi sentire il suo cuore battermi forte sulla schiena.

Questa la seconda tacca.

La terza è mentale e quella che ha creato la seconda. Alle 18.30 Xander ha iniziato a starnutire, il naso gli gocciolava e ha iniziato a soffiarselo insistentemente. Non ha cenato e alle 20.30 aveva 38 di febbre. Se si è ammalato lui, potrei essermi ammalato anche io.
Non è più una questione di paure, come invece venerdì sera, ma una questione di valori.
La paura su cosa può succedere se mi ammalo? Inutile pensarci adesso. Non sono andato via come venerdì sera, sono nel qui e ora. La paura di aver sbagliato? Se è così, capirò poi dove e cercherò di trarne il giusto insegnamento, per non ricommettere più lo stesso errore. La paura del giudizio degli altri? Lasciamo stare.

Oramai è fatta. Se avesse continuato a piovere ma poi è uscito il sole. Nel qui e ora, io dei se e dei ma non me ne faccio niente. C’è stato il sole e ho fatto quel che ho fatto. Può essere stato un errore da cui imparare, oppure no. Non lo sappiamo ancora, vedremo come ci alzeremo io e Xander domani mattina. Quella di Xander potrebbe essere solo allergia, siamo andati fra i campi e qui è pieno di pollini, oppure qualcosa d’altro.

Perché una questione di valori? Perché le scelte che ho fatto oggi sono state fatte tutte seguendo i valori che stanno guidando la mia vita in questo momento. Capire quali sono, mi può aiutare a capire perché continuo a voler superare il limite, a voler alzare l'asticella.

Tutto è stato sicuramente guidato dalle scelte “primordiali” dei valori della “felicità” e del “Qui e Ora”. Adesso voglio essere felice, ma ne ho usati altri e voglio capire quali.

Perché ho scelto di giocare a calcio, sotto il solo con Xander? Perché volevo che godesse di un padre attivo con cui giocare, che si creasse questa memoria. Ho scelto con il valore della “famiglia”. Mi sentivo di avere le energie per farlo, volevo farlo e l’ho fatto. Niente mi impediva di dire che ero stanco, che c’era il sole e che non potevo. E’ quello che gli ho detto per 6 anni.

Perché ho scelto di vedere se la moto partiva? Perché volevo fare un giro in moto. Per me la moto è vita, ma soprattutto la mia vita. Negli ultimi 10 anni, e anche prima, l’ho usata pochissimo. Da quando sono qui a Cuneo, fra il lavoro, i bambini e poi la salute, fino all’estate scorsa, non avevo fatto 200km in totale. Ho scelto con il valore del “fare”, del vivere. Ho allungato il giro con Xander perché ho scelto anche con il valore della “famiglia”, per gli stessi motivi della partitella a calcio.

Quindi? Quindi avrei invece potuto dare priorità ad altri valori.
Il primo, il “rispetto”. Avrei potuto riposarmi fisicamente e scegliere di rispettare di più tutte le persone che hanno lavorato negli ultimi mesi per la mia salute, non mettendo a rischio il loro lavoro.
Avrei potuto scegliere con il valore del “sacrificio”, sacrifico il fare di adesso per poter fare in futuro. Noooo, questo proprio no. Sono qui e ora.
Soprattutto avrei potuto usare il valore della “salute”, un po’ di riposo mi avrebbe aiutato a riprendermi e darmi energie…

Riflettendo sui valori, del loro utilizzo e delle loro priorità, ho invece realizzato che insieme ai valori della "felicità" e del "qui e ora", sto utilizzando anche il valore della “salute”. Ho utilizzato il valore della “salute” in tutte le mie scelte di oggi, così come in quelle di ieri e dei giorni precedenti. In tutte le mie scelte da quando sono entrato in ospedale. Solo questa sera, però me ne sono reso conto.

Ho usato il valore della “salute”, perché sono sicuro che il voler essere vivo, il voler vivere sia la miglior medicina. Nessuno stimolo può essere più forte. Scelgo di vivere e fare per la mia Salute.

I giorni fra la diagnosi e il rientro in ospedale sono stati molto difficili. Quello che poteva sembrare a tutti una centratura nel qui e ora, quella che forse adesso realmente ho, era in realtà il non sapere come affrontare la cosa, il non sapere dove guardare. Era il far finta di niente. Il ritorno della malattia nel 2011 mi aveva già tolto tutta la parte legata all'ansia della proiezione sul futuro, mi aveva tolto le visione del mio futuro. Non mi era difficile non pensare a cosa sarebbe successo, per me è così da 5 anni.
Quando non riuscivo a non pensarci, ero sbandato, anzi ero rassegnato ad accettare e sperare. Non sapevo come reagire attivamente, mi sono lasciato trascinare dagli eventi. Poi è successo, non mi ricordo il momento esatto, ma è successo. Un semediidea è diventato pianticella e poi fiore.

L’estate scorsa, in uno dei miei tanti viaggi in macchina, ho ascoltato l’intervista su Radio24 del giornalisita Minoli al dott. Costa, ideatore e responsabile per 30 anni, fino al 2014, della Clinica Mobile del Moto Mondiale. Il passaggio che mi ha lascato il semediidena è stato quello in cui Minoli chiedeva quale fosse il fattore che faceva la differenza nelle sue cure ai pilotti distrutti da un incidente e il dott. Costa ha risposto: ”due parole “voglio correre”, quando il pilota non chiedeva “quando guarisco”, “cosa mi succede”, ma diceva subito "voglio correre" capivo che ne sarebbe uscito. In quelle due parole c’è la cura”.
(Vi consiglio di ascoltare l’intervista che dura 20 minuti, la trovate qui).

Oggi so che la “mia” cura sono due parole: “voglio vivere”.

Tutti i giorni qualcuno mi suggerisce qualche terapia alternativa, tutte impostate sul cercare la causa della malattia. Trovi la causa, la interiorizzi, la accetti superandola e guarisci. Ci credo, è stato il mio primo approccio e ha funzionato fino a qualche mese fa. Anche il giorno prima di entrare in ospedale, ho fatto una bella chiacchierata con un terapista ma soprattutto un amico, proprio con questo scopo, ritrovando le stesse motivazioni di 5 e 6 anni fa. Nei primi giorni in ospedale, ho lavorato tanto anche su quello.

Poi ho realizzato che voglio stare sul qui e ora, non voglio continuamente tornare al mio passato. Lo so, è pieno di imperfezioni e se poi ci mettiamo anche quello dei miei genitori e dei miei nonni, sicuro mi perderei là. Tutte le imperfezioni del passato, ma proprio tutte, le accetto e le lascio la dove sono, accogliendole come parte della vita, parte dell’universo. Non posso fare che così, non possiamo fare che così. Nessuno può tornare indietro per cambiarne qualcuna ma tutti possiamo fare per cambiare il nostro presente. Le mie energie devono rimanere tutte qui.


Io adesso “voglio vivere” e ho totalmente fiducia nella mia anima, nella mia mente/cervello e nel mio corpo. Loro sanno come farmelo fare, a me solo il compito di vivere sia con la pioggia sia con il sole.

domenica 17 aprile 2016

sabato 16 aprile 2016

Per oggi, la forza è tornata e più di prima...

Stesso corpo, stessa camera, stessa ora, stesso tutto. Tutta un'altra vita, tutto un altro io. Il post di ieri finiva con “Non ho la forza di tornare…”, durante la notte, la forza è tornata e più di prima.

Nel libro che sto leggendo, “Cadere sette volte… rialzarsi otto”, Luigi Zoia, scrive che quando ci si taglia, la cicatrice che si forma è più spessa della pelle prima che si tagliasse, quindi quando arriviamo a finire tutte le nostre energie e crolliamo, il corso si rigenera e aggiunge un po’ più di energie di prima. Inizialmente questa era la filosofia che Zoia adoperava nel Karate, ma poi è diventato una delle sue regole di vita. Spingersi fino al di là del limite delle proprie energie, del proprio fisico, della propria mente fino al collasso, per poi lasciarsi rigenerare a un livello superiore dei propri precedenti limiti.

Oggi mi sento sicuramente molto meglio di ieri. Quindi a oggi, devo dire che Zoia ha ragione. Non ho tolto il piede dall’acceleratore del fare. Sveglia presto, subito Dance Time, bambini in piscina, fatte le sintesi dei video dei recenti Dance Time e pubblicate. Portati i bambini a fare merenda a Cuneo e poi al parco giochi davanti a scuola. Tornati a casa, ho insegnato ai bambini a usare le penne 3D, dopo pochi minuti erano più bravi di me. Usciti a cena e chiusa la giornata con la favola della vecchietta delle tristezza che si trasforma nella regina della felicità. Favola feliciana che se riesco la prossima volta registro e trascrivo. A un certo punto Helena mi ha detto di calmarmi, perché mentre i bambini finivano i loro lavoretti fatti con la penna 3D, mancavano pochi minuti a dover uscire per andare al ristorante, mi sono messo ad apparecchiare la tavola per la colazione di domani mattina. Questo è un periodo cosi, non riesco a smettere di fare e fare mi fa stare bene.


Molti di voi hanno commentato il mio post di ieri, un grazie di cuore e sapete quanto mi facciano piacere i vostri commenti. E’ la dimostrazione della condivisione. Quindi ancora e ancora, grazie.

venerdì 15 aprile 2016

Non ho le forze per tornare...

Io sto bene, tranne il problema agli occhi, io sto molto bene. Non ho dolori, ho energia e fiato. Ho caldo. Anche la bocca, non ricordo da quanto tempo non era messa così bene. La cosa strana di ieri sera, non è aver bevuto due mirti, ma è essere riuscito a bere due mirti, senza impazzire dal bruciore dell’alcol. Sentirmi così è uno stimolo al fare.

Nonostante l’ennesima notte di cattivo sonno, questa mattina mi sono alzato alle 6. Ho portato i bambini a scuola, fatto gli esami in ospedale e colazione con Dule. Sono andato in ufficio, ho fatto un bell’incontro operativo che è proseguito fino all’ora di pranzo, dove per non perdere tempo abbiamo deciso di mangiare dei panini sulla mia scrivania. Non mi manca la fame, sono stato l’unico delle 7 persone presenti a fare il bis.
Alle 13.45 sono scappato per andare a prendere i bambini a scuola. Siamo tornati a casa e abbiamo preso la macchina di Yara e l’abbiamo portata all’autolavaggio dell’Auchan. Abbiamo fatto un giro nel centro commerciale per prenderci un gelato. Ci hanno detto che la macchina sarebbe stata pronta solo dopo 2 ore. Il tempo era bellissimo, cielo azzurro e quindi ho deciso di tornare a casa a piedi, sono circa 3 km e 30 minuti. I bambini in magliette a maniche corte e io da metà in poi, in camicia.
Qui le prime interferenze, i primi stress. Tutto era bellissimo, ma la mia attenzione poco a poco si spostava sulle possibili conseguenze di quella passeggiata. Il fatto che stavo sudando, il fatto che stare al sole peggiora la GVH, il rigetto del midollo verso il mio corpo. La mia visione era sulle possibili cose negative e non sul godere il momento.
Ho lasciato i bambini al parco con Nani, che ci stava aspettando li, e sono tornato a casa. Tutta una tirata dalla mattina, fino a quando mi sono seduto per qualche minuto sulla poltrona.

Nessun eroismo o altro, è una mia necessità. So che devo riposare, so che il mio corpo ha preso una bella batosta di chimica. Non mi cresce la barba da più di un mese. Razionalmente lo so ma la forza di voler fare, di voler essere attivo e vivo è più forte. In questo momento ci vedo pochissimo, potrei benissimo non scrivere questo post. Rimandare a domani ma non ci riesco, sto lottando per terminarlo. Mi sono già addormentato 3 volte. Non finirlo sarebbe una sconfitta.

Alle 16.30, con la mia macchina sono tornato per fare il cambio, ho lasciato la mia e preso quella di Yara. Era più di un mese che le macchine non venivano lavate e ne avevano proprio bisogno. La macchina di Yara non era ancora pronto, quindi sono andato a fare la spesa nel supermercato del centro commerciale. Un sacchettone di roba. Ho preso la macchina di Yara, che nel frattempo avevano finito di lavare, e sono tornato a casa. Il dilemma: come faccio a tornare a prendere la mai di macchina? Vado a piedi? Chiamo qualcuno per farmi accompagnare? Vado in bicicletta e poi la carico nel bagagliaio?

Ho il difetto di chiedere poche volte aiuto e di voler fare sempre da solo. Ho trovato mille motivi per non chiamare nessuno e ho deciso di tornare a piedi, usando quel tempo per fare la trasmissione su Periscope. Il mio cervello sta lavorando così, cerca di infilare il fare, in ogni momento della mia vita. Sono uscito e il tempo era cambiato. Il cielo era nuvoloso ma soprattutto c’era una leggera brezza. Vado e ignoro, non vedevo altre soluzioni.

Chi mi ha seguito su Periscope, sono sicuro ha notato qualche cosa di diverso. C’era un’interferenza inconscia di base, che ogni tanto affiorava nel conscio. Avevo paura.

Paura di aver fatto una scelta sbagliata, di aver fatto una cosa sbagliata. Paura dei rimproveri degli altri per quello che ho fatto. Paura di potermi ammalare e soprattutto paura di compromettere il percorso di guarigione.

Camminavo, sudavo e sentivo ancora più la presente della brezzolina. Avevo freddo. La trasmissione mi ha distratto per tutta la camminata, ma il mio sorriso non era quello solito. Ogni tanto perdevo il qui e ora per andare in un futuro di negatività e di paura. Con sforzo tornavo, ma parte di me, rimaneva là.

Sono arrivato a prendere la macchina ma le paure sono rimaste, anzi si sono amplificate. Ho cercato di cenare il più veloce possibile, ho fatto la doccia e alle 20.30 ero nel letto. Fortunatamente anche i bambini erano stanchi e hanno seguito questi miei tempi senza problemi.

Questo post non ha una conclusione, un liete fine. Questo post finisce qui, con ancora tutte le paure che mi stanno portando nel posto sbagliato. Non ho le forze per tornare.

giovedì 14 aprile 2016

Carciofi e mirto....

Post a premessa. La premessa è che questa sera sono uscito a mangiare la pizza con un caro amico, e nonostante tutte le premesse salutistiche, ho preso il calzone farcito con i carciofini e non con i funghi per non appesantire il fegato, la ½ birra rossa e soprattutto i 2 mirti a fine pasto si stanno facendo sentire sulla mia lucidità. Confrontato con ieri sera, però non noto molta differenza. Quindi stanchezza vs alcol chiude per ora 1 a 1. Vediamo sul dormire, di tutto cuore spero che sia un aiuto, visto che anche la notte scorsa ho dormito male ma soprattutto frammentato. Domani vi saprò dire. Dato certo è che sono le 23, e sono ancora sveglio, ieri ero già crollato da più di un ora. Mi sembra di notare anche un leggero miglioramento sugli occhi. Non preoccupatevi, non diventerà un’abitudine. A me il calzone piace con i funghi.

Questo sarà un post di cronaca, se poi esce qualcosa d’altro meglio me per ora l’intenzione è raccontarvi la mia giornata a 9 giorni dall’uscita dall’ospedale. A qualcuno potrebbe interessare? A me quando lo rileggerò, forse.

Priva sveglia alle 5.45, ho preso la medicina per la tiroide. Seconda sveglia alle 6.00 e in questi giorni ne ho messa anche una alle 6.15. L’ufficiale è quella della 6, quella delle 5,45 mi serve perché dopo aver preso la medicina per la tiroide, teoricamente, devo aspettare 30 minuti prima di fare colazione.
Alle 6,25 ero in cucina, scaricata la copia de La Stampa, bevuto il bicchiere di acque e linone e stavo aspettando per iniziare la colazione vera e proprio. Questo è un momento di fame chimica, il cortisone, e quindi mi ero preparato 1 mela, 1 banana, 1 pacchetto da 6 di ringo e 1 yogurt alla fragola. Sento dei rumori, sono le 6.35 e Kiki entra in cucina già vestita e pronta per la colazione. Molto dark, tutta vestita di nero. Alle 7 ci ha raggiunto anche Xander. Porto i bambini a scuola e poi un caffè con un’amica. Come si può iniziare meglio la giornata?

La giornata è bellissima. Cielo azzurrissimo, montagne ancora bianche dalla neve e i campi di quel verde vivace della primavera. Un facilitatore incredibile per la felicità e uno dei tanti motivi per cui è bellissimo vivere a Cuneo (i superlativi sono sicuramente dati anche dai 2 mirti, comunque è vero)

Alle 9 sono in ufficio, primo appuntamento, alle 10.30 il secondo e alle 11.45 riparto per Cuneo. Alle 12.15 devo prendere i bambini che escono da scuola. Sono un po’ in stress perché non voglio arrivare in ritardo, Kiki ci rimarrebbe malissimo. Tutto ok, arrivo che la scuola è ancora chiusa.
Ore 12.30, a casa con le gambe sotto il tavolo e con polenta e polpette al pomodoro nel piatto.

Sfido la sorte, e nonostante i 2 piatti abbondanti di polenta, deciso di fare il Dance Time verso le 13. I tempi sono perfetti, giusto 30 minuti e poi parto per l’ufficio. Alle 14, prendo il caffè alla mia scrivania e alle 14.15 primo appuntamento del pomeriggio. Oggi giornata di appuntamenti e alle 16 il secondo. Verso le 17 riesco anche a controllare la posta, in realtà ho avuto solo il tempo di cancellare i messaggio “non importanti”. Mi ero ripromesso di essere a casa non tardi, per stare un po’ con i bambini e per riposare prima di uscire per la pizza. Dopo una commissione, alle 18 sono sulla poltrona. I bambini sono vicino che giocano, con la televisione come sottofondo. Mi ero dimenticato di dirvelo, ma ieri niente video perché erano in castigo.
Gli occhi sono affaticati, il sole era forte. Decido quindi di chiuderli per qualche minuto. Mi addormento. Alle 19, sento Helena che chiama i bambini per la cena. Mi sveglio e mi alzo. Sto con i bambini qualche minuto ma sono presi con la cena e allora decido di andare a dare una veloce aspirata al dentro della macchia. Gesto più rituale che di necessità. Se hai tempo e voglio di aspirare il dentro della macchina, vuol dire che tutto va bene.
In più, per i miei occhi, la luce è perfetta. Il sole è tramontato ma è ancora chiaro. 20 minuti e 4 gettoni e il dentro della macchina è passabile. Prendo anche un Arbre Magique “Sport”, l’unico che non mi da in testa. E’ oramai anche l’ora di andare a prendere l’amico per la pizza.

Pizza, risate, idee, progetti, condivisione, birra e mirto. Senza mai parlare del futuro. Mi alzo dalla sedia e capisco!

Tornando a casa mi fermo a fare il pieno alla macchina, un po’ d’aria fresca non può che farmi bene.


Medicine, ½ litro d’acqua per diluire, denti, crema corpo, si anche a casa il rito continua, e eccomi qua. Quale miglior modo per finire la giornata, a 9 giorni dall’uscita dell’ospedale.